“A la barre!”

Postato il 25 luglio 2013, in Riflessioni

Credo che tutti almeno una volta nella vita abbiano provato la sensazione di essere esattamente dove volevano essere in quel preciso e unico istante, in cui la mente e il cuore si sono trovati in sintonia perfetta. Sì! Era l’unica esclamazione possibile, espressa o no in quell’assenso di positività cui il monosillabo rimanda. Okay! Dicono più facilmente gli anglofoni o meglio ancora: Perfect!
Se si fosse fortunati magari più momenti di questo genere potrebbero capitare. Oppure c’è anche il caso in cui uno stesso momento per noi perfetto si possa ripetere più volte, nelle identiche o analoghe circostanze.
Per me è stato così. Intendo il secondo caso … non potrei addentrarmi in un’auto-rivisitazione della vita per rispondermi circa il primo, per carità!!!
Qual è stato “il mio momento perfetto”?
Ho danzato per molti anni; e in pochi di questi sono riuscita a sfiorare la professionalità che, insieme alla passione, fanno di chi studia danza un dancer. Non ho potuto dire “Ce l’ho fatta!”, no purtroppo, ma sono stata così vicino a credere che quella fosse la strada giusta, fino a quando non ho svoltato l’angolo. Tuttavia credo che tante cose ritornino nel corso della propria vita. Si ripropongano, inaspettate o meno e in qualche modo “la danza” non mi ha mai lasciato davvero, benché pensassi di averlo fatto io.
Ed eccomi al punto: io ero veramente io quando mi posizionavo alla sbarra. Quello era il mio posto perfetto. Il posto giusto per me. Per vincere le mie insicurezze. Per avere il coraggio delle mie scelte. Per sentirmi bene. Per essere la “mia” ballerina.
Forse non sono mai stata un “animale” da palcoscenico. E’ strano tanto da apparire l’opposto di ciò che si pensa: un ballerino esprime davvero la propria natura quando sale sul palco. Non in palestra, forse. Non alle audizioni. E tanto meno alla sbarra… [leggi tutto]

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La prima volta che ho fotografato la danza credo sia stato a Rimini nel 1993 durante i festeggiamenti per il centocinquantenario dall'apertura degli stabilimenti balneari: era uno spettacolo all'aperto sul Piazzale Boscovich (per chi conosce Rimini, l'area a fianco del porto canale dove fermano al mattino i pescherecci).

Sul palco Oriella Dorella col Corpo di Ballo della Scala.

Avevo 22 anni e la figura leggera e soave della ballerina mi piaceva, le ballerine rappresentavano  l'idea della creatura delicata e romantica.

Ho cominciato a fotografare perché lo faceva mio babbo, avevamo la camera oscura per il bianco e nero, l'attrezzatura l'aveva acquistata assieme ad un amico; ricordo vagamente la sera in cui entrarono dal portone con la scatola dell'ingranditore e altre cose interessanti e curiose per un bambino, una specie di attrezzatura per il piccolo chimico.

Mio babbo faceva parte del fotoclub di Rimini, con la macchina si divertiva ed evidentemente questa cosa arrivava come un gioco anche a me; tra l'altro faceva buffi fotomontaggi tra disegni e fotografie, oltre alle foto serie: ricordo un disegno di un casco con il viso di Randy Mamola (che a quel tempo correva per la Bimota a Rimini).

Lavorava per la Bimota e principalmente si occupava delle traduzioni, ricordo le sere in camera oscura a stampare foto di motociclette, ricordo molte moto da corsa, qualcosa anche a colori, poteva venirmi voglia di avere la moto essendo in Romagna, ma invece mi è venuta voglia di avere la macchina fotografica.

Così in quarta elementare portai con me la Zeiss Ikon Contaflex con dentro rigorosamente pellicola in bianco e nero. A Urbino scattai un panorama della città in due inquadrature parallele che si montavano quasi perfettamente e di cui vado ancora orgoglioso, poi ovviamente altre foto completamente inutili.

Da quel momento non ho più smesso di fotografare.

Casa del Popolo di Grassina (FI) 2002 – Allieve della scuola Hamlyn di Firenze

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Matthew Bourne è certamente riconosciuto come il coreografo inglese dei nostri tempi più famoso e di maggior talento, un vero e proprio prodotto di esportazione “made in Britain”; la sua carriera inizia a decollare con la creazione della compagnia “Adventures in Motion Pictures”, e con la realizzazione di spettacoli memorabili, che si sono impressi in maniera indelebile nella memoria degli amanti della danza, come Edward Mani di Forbice, Mary Poppins, Cenerentola, Dorian Gray e la sua celeberrima versione de “Il lago dei cigni”.
Ultimamente, grazie ai suoi recenti progetti artistici, il coreografo inglese sta facendo tappa molto spesso nel nostro paese. Infatti, dal 7 al 10 marzo, nella splendida cornice del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia di Trieste, si è svolta la prima ed esclusiva italiana della versione del genio inglese de “Lo Schiaccianoci”, sulle musiche dell’amatissimo Tchaikovsky. Questa creazione originale e ricca d’incanto e ispirazione sul piano registico e coreografico è tra gli eventi di spicco della stagione 2011-2012 del teatro Stabile.
Lo straordinario Nutcracker! ha scelto Trieste come sede privilegiata dell’unica tappa italiana del tour di questo capolavoro assoluto, arricchito da un allestimento rinnovato per la celebrazione del ventennale dello spettacolo che aveva debuttato ,destando grande scalpore, al Festival di Edimburgo nel 1992. Questo spettacolo è stato ideato ad immagine e somiglianza del suo creatore: irriverente, ricco di inventiva e capace di unire la più trasgressiva ispirazione all’eleganza più pura. Bourne ha un talento innato nel rileggere con uno spirito personale e ironico i cosiddetti grandi classici del balletto e non solo; in questo la danza gli offre i mezzi per una versione de Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky all’insegna dell’attualità e della libertà. La versione di Bourne, ambientata in un orfanotrofio ai tempi di Dickens, presenta dei cambiamenti importanti che però non intaccano il senso profondo dell’originale: il coreografo inglese è un maestro nell’avvicinare la favola alla sensibilità contemporanea.
Per tutti i fan del genio inglese della danza, un altro appuntamento da non perdere sarà l’anteprima italiana di Swan Lake in 3D al festival del cinema Gay di Torino Da Sodoma a Hollywood (dal 19 al 25 aprile). Negli stessi giorni Bourne presenzierà al Festival per raccontare al suo pubblico il lavoro con la compagnia New Adventures, che proprio quest’anno compie 25 anni.
L’instancabile Bourne ha però ancora una chicca in serbo per i suoi fans: infatti, a fine 2012 uscirà La Bella Addormentata, nuovamente ambientato a Londra. Si partirà con la nascita di Aurora nell'anno in cui debuttò il balletto, il 1890, ai tempi della Regina Vittoria, poi per i 18 anni ci troveremo all'inizio del 900 durante il regno di Edoardo VII, ed infine Aurora si sveglierà cento anni dopo al giorno d'oggi.

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LucaDiBartolo: Il lago dei cigni

Postato il 24 dicembre 2012, in Senza categoria

Russian Ballet Moscow “Il lago dei cigni” immagine del dietro le quinte, teatro Novelli, Rimini 2011

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Una passione chiamata Danza

Postato il 10 dicembre 2012, in Senza categoria

Sono sempre stata innamorata delle leggerezza con cui le farfalle si spostano da un fiore all'altro. Il battito delle loro ali rende i colori del corpo vivi e accessi e la delicatezza dei loro movimenti disegna perfettamente ogni singolo spostamento. E' straordinario il modo in cui affrontano la vita: una vita breve ma perfetta.
Fin da quando ero piccola rimanevo incantata a osservare queste semplici creature svolazzare in cerca di un posto adatto in cui posarsi. Quando mi capitava di vederne due insieme, rimanevo stregata… l'aria, era per loro, un palcoscenico dove esibirsi e i loro movimenti diventavano magici e ogni volta impeccabili.

Scoprii a soli cinque anni che la danza era l'unica cosa che più di tutte poteva farmi sentire leggera e felice come lo erano quelle piccole creature, dopo aver provato e scartato un corso di ginnastica artistica… non era per me.
La danza mi faceva provare sensazioni che difficilmente riuscirei ad esprimere con le parole.
La mia prima lezione, i primi traguardi, i primi passi sulle punte, l'adrenalina prima di un saggio o di un esame… se potessi rivivrei tutto, fin dal principio.

Certo, non è sempre stata facile… la danza e' anche disciplina, continuità, fatica e buona volontà ma i risultati ripagano di tutto.
Ammiravo e invidiavo le ragazze grandi del corso più avanzato, chiedendomi quando mai sarei stata in grado di 'riempire' il palco in quella maniera.
La cucina, il bagno, la sala, la strada… tutto diventava un posto in cui muovere due passi di danza.

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Casa del Popolo di Grassina (FI) 2002 – Allieve della scuola Hamlyn di Firenze

Si tratta di una foto scattata durante un saggio di fine anno a cui ero andato in compagnia di un amico e sua moglie, lo zio dell'amico era un ballerino e insegnante e con la sua scuola credo partecipasse all'evento.
Mi sono infilato dietro le quinte salendo dalla scaletta a sinistra del palco; mi ero portato dietro la macchina fotografica con un bellissimo obiettivo: 85 mm f 1.2 della Canon, con pellicola bianco e nero 3200 asa. Mi posizionai a fianco del sipario appoggiato ad una scaletta cercando di rendermi non troppo visibile, temendo di dover rendere conto a qualcuno della mia presenza non prevista e forse non gradita.
Da li scattai tutte le foto della serata, forse un rullino nel complesso da dimenticare se non per tre scatti di cui questo è il più suggestivo.
Ad oggi rimane una delle fotografie a cui sono più legato, per il carattere pittorico e la prospettiva leggermente dall'alto che da una profondità particolare.

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One singular sensation

Postato il 2 dicembre 2012, in Senza categoria

In un teatro di Broadway, una linea bianca, tracciata sotto i nostri piedi, distingue due spazialità: davanti, rimane un piccolo spazio che divide dalla platea, dietro, vuoto, il palcoscenico resta alle nostre spalle, come in attesa, perchè è lì che si danzerà, si canterà, ci si muoverà insieme a tempo, e, con lo stesso ritmo nelle orecchie, ci si esibirà. Su questa linea, invece, ci si presenta, ci si confida, ci si scopre. Qui siamo noi prima che la musica parta e lo spettacolo abbia inizio. E se noi siamo in fila uno vicino all’altro a giocarci il presente (se non il futuro!), lui è di fronte. Dalla sua parte ha la forza del buio, tranne che per la lucina, proprio quella che attira il nostro sguardo preoccupato sospettoso e ansioso, come un piccolo spot sulle nostre vite e sui suoi pensieri; e ha la prorompenza del suo genio, misto a un pessimo carattere, ovviamente, ma affascinate conturbante e bello da togliere il fiato. Questo perché lui è Michael Douglas ed io mi sono abusivamente sistemata sulla sua “prima fila”: la linea che separa il corpo di ballo dalle star. Io, che in realtà sono sdraiata nel letto a guardare questa edizione di “Chorus line” film, (la prima del musical fu a teatro nel 1975) per cercare su quella “linea” qualcosa per me: un passo avanti per il 2012 e qualcuno indietro per tutti gli anni in cui ho danzato davvero.

Non sono sola, però, perché un figlio adolescente inaspettatamente mi fa compagnia, muovendo le affusolate dita da pianista. Lui deve smaltire i festeggiamenti del Capodanno appena trascorso, ma non è immune al motivetto più orecchiabile di “One”, ed io devo trovare una “singular sensation” per iniziare l’anno nuovo, e lasciarmi alle spalle quanto di quelli vecchi mi ha irrigidito (non si balla bene con il corpo intorpidito!).

Così, per quanto l’accoppiata madre nostalgica a figlio scompagnato sia stramba, ho rivisto questo film dedicato alla danza, alla musica, alle aspettative, ai sogni e ai problemi di ogni vita vera. Ho riprovato l’emozione che dà stare su di un palcoscenico nonostante la paura che quel buio davanti agli occhi porta sempre con sé. E ipotizzo, mentre scrivo, che forse persone diverse da me e lontane dal mio vissuto artistico possano comunque essere incuriosite e vederlo, per cercare la loro personale sensazione. Anche una sola, purchè unica, emozione: lo dice la canzone! Per me è valsa la pena mettere su quel dvd avuto in prestito parecchio tempo fa, prima di restituirlo.

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Didascalia foto:
Balletto di Mosca La Classique “Il lago dei cigni” Maria Poliudova e Vladimir Statnii, teatro Diego Fabbri, Vignola 2011

La prima volta in cui ho avuto l'opportunità di poter seguire le prove in preparazione ad una serata di danza fu nel dicembre del 2006, la cosa era nata in maniera alquanto particolare e direi con una partenza sgradevolmente per il sottoscritto.

Stavo organizzando la mia prima piccola mostra di fotografie di danza e avevo scritto alla compagnia per avere la liberatoria per una fotografia che intendevo utilizzare e che ritraeva un loro ballerino; mi avevano risposto positivamente:
” Buongiorno Luca, mi scuso per il ritardo, Le confermo che può utilizzare [...] le nostre immagini, […] la informo anche che abbiamo usato una Sua foto per il manifesto del nostro prossimo spettacolo [...] che Le allego in anteprima.”

…Mi stavano informando che avevano usato una mia immagine, la cosa mi fece trasalire, mi avevano forse chiesto in precedenza di utilizzarla?!
No, mi stavano comunicando che avevano usato quella foto.
Ci si può immaginare cosa accade nell'animo di un fotografo che non sia proprio alle prime esperienze in un'occasione simile?
Una certa quantità di fastidio misto alla voglia di andare su tutte le furie.
Mi limitai ad una risposta del tipo:
“ [...]L'ora e la stanchezza per la lunga giornata di lavoro non mi permettono di risponderVi sopratutto a riguardo dell'immagine che avete utilizzato per il Vostro manifesto.
Domani dedicando il giusto tempo ….vi risponderò volentieri“

Non mi dilungo sulla vicenda se non per chiarire che ad una mia richiesta di un ingenuo “regolare acquisto dell'immagine” ebbi come risposta che non vi era tempo per “tali formalità burocratiche amministrative” e che non avrebbero avuto difficoltà a cambiare l'immagine.
La vicenda si è conclusa poi con la mia autorizzazione all'uso della fotografia per il manifesto e appunto con la preziosa esperienza nel dietro le quinte, di cui scriverò.

Per concludere:
Non è stata né la prima né l'ultima volta in cui la ragionevolezza di voler essere professionali si è scontrata con una genetica ritrosia al compenso economico: colpa del momento storico in cui la fotografia è divenuta un prodotto inflazionato ed in secondo luogo delle ristrettezze economiche delle compagnie (che dispongono sempre di un ricco archivio di fotografie gratuite).

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