Introduzione di Elisabetta Tosco

Nelle settimane passate, mentre lo staff prendeva in esame materiali e fonti del settore, più volte nell'arco di una sola mattinata, i banners pubblicitari e le riviste hanno portato alla nostra attenzione il medesimo soggetto: il libro di MaryGarret, intitolato “La verità, vi prego, sulla danza!”, edito da ItaliaPress nel 2010.
Lo abbiamo ordinato e attendiamo di poterlo leggere, discutere, commentare. E, durante questa attesa, che ci obbliga quindi dall'astenerci da ogni recensione (ma, se le poste italiane ci aiutano, non ancora a lungo!), abbiamo avuto il piacere di ricevere una breve presentazione dall'autrice stessa, Mariafrancesca Garritano, nome d'arte MaryGarret, che 'copia-incolliamo' fedelmente qui sotto:

Gentile redazione di iodanzo.com
come da vostra richiesta scrivo qualche riga per presentarvi il mio libro, nell'attesa che possiate leggerlo e dirmi cosa ne pensate!

Scrivere questo Libro, uscito nel 2010,  mi ha aiutata a capire molte cose di me stessa e delle persone intorno a me. Parto dalla mia esperienza personale per parlare del mondo della danza e di molte sue dinamiche, dando il mio punto di vista a chi vuole partecipare a delle riflessioni che sono normalissime riflessioni di vita. Spesso lo hanno giudicato un libro scomodo o dissacrante, anche senza averlo letto, ma in realtà non è come lo descrivono e, per questo, vi invito a leggerlo prima di poter credere a falsi giudizi. Il mio intento era quello di un confronto con un mondo che non tutti vivono e percepiscono allo stesso modo. Non ho mai voluto offendere nessuno con alcune affermazioni in merito ad argomenti trattati nel libro ma, al contrario, porre l'attenzione su cose che spesso non vengono ritenute importanti e che, invece, risultano essere fondamentali per la vita di un danzatore. Perciò mi auguro che possa essere condiviso da più persone possibili e ne sia colto il vero senso per cui ho iniziato questo importante percorso.
 ”La verità, vi prego, sulla danza!” riprende la nota poesia di Auden, e vuole essere un' esortazione, a volte comica, a volte arrabbiata, a volte sentimentale a raccontare o farsi raccontare, la verità su ciò che spesso resta non detto. Buona Lettura, Mary.

Ringraziamo l'autrice per la rapidità, la disponibilità e la gentilezza con cui ha accolto la nostra richiesta e speriamo di poter aver presto l'occasione per un'intervista! A presto risentirci, lo staff di IoDanzo.

Sito ufficiale di MaryGarret: http://www.marygarret.com/

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Gli strati del cuore

Postato il 28 dicembre 2012, in Senza categoria

Omaggio “personalissimo” a Ileana Iliescu, oggi, direttore artistico del teatro Nazionale dell’Opera di Bucarest.

Imparai dalla più importante Maestra di Balletto che abbia incontrato nella mia vita, che una ballerina si veste a strati. E che non bisogna mai perdere il conto di questi, cominciando dal basso, un po’ come in tutte le cose della vita, a ripensarci ora. L’automatismo della vestizione con le cose giuste al posto giusto aiuta la concentrazione e favorisce il controllo delle proprie emozioni. Perché per andare in scena, bisogna essere “pronti”.

Mi accingo a fare un semplice elenco:
Fasciature adeguate per dita e piedi.
Collant.
Scarpette. Mezzapunta o punta rinforzata. Ovviamente saranno stati verificati i lacci e la cucitura sulla punta e la giusta tenuta del rinforzo e la morbidezza della suola.
Tutina o tutù (se non occorre il costume di scena), e mi rendo conto che la “moda” ha fatto il suo ingresso in sala prove, ma io sto descrivendo la ballerina classica tradizionale, le variazioni sul tema sono ammesse e per me molte sono una scoperta entusiasmante, ma non cambierebbero il contesto.
Scaldamuscoli, preferibilmente quelli al ginocchio, che si lasciano mollemente intorno alla caviglia, avvolgendo in morbide spirali parte del piede.
Coprispalle.
Testa sul collo. I capelli di norma sono raccolti in chignon adeguati. Condono la terribile fascia (su di me era così deprimente da spingerti alla rinuncia della lezione). Non vanno comunque bene fronzoli e svolazzi… Le pirouettes ci sono sempre!!!
Trucco del viso. Maschera.
Accessoristica esclusivamente mirata all’occasione. Es: ventaglio, giglio, pugnale, scettro, bacchetta magica, piume…
La sacca fa da personal trainer e ci segue per questo motivo. Dentro la sacca troverete tutto ciò che non ci è riuscito mettere addosso; ci deve accompagnare.

Noi rimaniamo, però, gli strati sottili che indossiamo e che ci definiscono nel bene e nel male. Perché così danzeremo. (Gli scaldamuscoli e il coprispalle si abbandonano all’ultimo istante, generalmente, se dobbiamo andare in scena).
Ovviamente non ho imparato solo questo dalla mia Maestra di Balletto, ma fu un buon inizio; ed è quando penso alla “vestizione” in questo modo preciso che ricordo la sua grandezza. Quella che con semplicità era in grado di trasmettere sempre fra un passo di danza e l’altro.
E vi posso assicurare che è stata grande. Ha interpretato come prima ballerina, come giovane étoile, tutti i ruoli del repertorio classico, con infinito successo e con lo stesso riscontro ha poi iniziato a insegnare, abbandonando le scene per una lesione al ginocchio.

Così io sono diventata sua allieva e amica; così lei ha verificato ogni volta gli strati di vestiti sul mio corpo. Eppure sono convinta che fossero gli strati del mio cuore a interessarla davvero. E non era facile decifrare i suoi pensieri protetti dal gelo di due piccoli e pungenti occhi azzurri. Protetti dalla statuarietà del suo corpo, dall’imperturbabilità del suo viso, esposto completamente, perché i capelli fini e molto chiari, lunghi e lisci, erano sempre raccolti tiratissimi. E infine dalla consapevolezza di essere stata una “Star” e che questo privilegio le avesse dato e tolto nella vita; ma permesso di sentire amplificato tutto ciò che aveva provato. La sua forza è sempre stata questa “stereofonia dei sentimenti” e la sua arte, la danza fuori dagli stereotipi della perfezione.

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Alle volte, non si ha semplicemente tempo. Ci mancano giornate ore o minuti che servono per un mucchio di cose che ci andrebbe di fare e che accantoniamo presi da ciò che sta in primo piano nella nostra vita.

Così faccio io. E non ne vado molto fiera perché so di perdermi parecchio, strada facendo. Un esempio? Vado poco a teatro, ho allontanato dalla mia esistenza tante faccende che amavo, persino pensieri e sentimenti che sapevo di provare… lasciando che il quotidiano attragga la mia attenzione e assorba le mie energie; ma una cugina e amica talvolta mi tira fuori e mi offre diciamo “una caramella” adatta a me.

Ora mi accingo a fare circa la stessa cosa per i lettori che si trovano con poco tempo anche loro: vi offro un tic-tac alla danza.

Questo film non è proprio una felice visione. Mi spiace perché adoro Nicolas Cage, meno se penso alla bellissima Penelope Cruz che non mi ha mai garbato molto. Un pensiero del tutto personale, tuttavia anche la critica cinematografica ha non ben recensito il film, che rimane una pellicola sentimentale con una buona tenuta narrativa, ma dalle deboli interpretazioni e dai contenuti superficiali. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un episodio della seconda guerra mondiale: truppe italiane in Grecia (non confondiamolo con il superlativo “Mediterraneo” di Salvatores!) nel 1941, sull’isola di Cefalonia. La guerra è lo sfondo, l’amore il centro della trama, la fedeltà il cruccio dei due protagonisti: il capitano Antonio Corelli e la stupenda greca, Pelagia. Non è un film sulla danza, ma noi abbiamo poco tempo, oggi!

In 1:47 minuti, comunque, Pelagia balla un tango per ingelosire Antonio, crucciato e un po’ imbalsamato sullo sfondo. E balla con un soldato italiano. Un breve e piacevole passo a due, suggestivo, però, perché è corto. Detto questo, io lo riguarderei mille e mille volte perché conosco quel soldato. Credo che almeno una volta possiate vederlo anche voi lettori, perché un piccolo piacere colma anche quelle questioni lasciate in sospeso di cui parlavo. Basta poco ma di qualità perché, dove c’è quel giovane ballerino, c’è passione tenerezza attenzione cura dedizione alla danza alla musica e alla propria compagna di ballo. Osservare per credere! I piccoli gesti, il sorriso stupito ma soddisfatto del soldato e quei pochi passi di danza, che si accompagnato al lieve oscillare dei corpi che non si sfiorano, diventeranno di più anche per voi che non lo conoscete e non avete avuto il piacere di ballare con lui. Danza è anche questo e il talento di un artista non ha sempre bisogno di ore e ore per mostrarsi. Se, come credo, possono bastare un minuto e quarantasette secondi, uniamoci agli applausi del film!

Un film di John Madden USA 2001

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Il concetto di doppio sembra accompagnare la storia umana: si ritrova in religione, psicologia, filosofia, letteratura… e, inevitabilmente, in un tale panorama, Danza, Teatro, Musica e Cinematografia non potevano astenersi dal dire la propria.

Dire la propria più, più e più volte!

Giusto ieri, infatti, per restare in tema, ho finalmente visto “Black Swan”, il film di Darren Aronofsky che ha valso l'Oscar a Natalie Portman e che si portato a casa tante nomination quante ne bastano per tappezzare una parete.

Che dire di lui, innanzitutto?

Mah, magari cominciamo con qualcosa di semplice… direi che mi è piaciuto.

Mi è piaciuto per la suspence, la rivisitazione geniale della musica di Tchaikovsky da parte di Mansell (che già solo per il pezzo di Requiem for a Dream merita un posto nel mio cuore), per l'ambientazione onirica e per l'interpretazione della nostra Natalie. A seguire, mi è piaciuto perché Vincent Cassel per una volta non era del tutto un pazzo e perché Winona Ryder sembrava di nuovo giovane (capitemi, quando ho visto Star Trek e lei era la madre di Spock… brrr!). Insomma, promosso.

E ora, assolti i miei doveri (e se volete sapere di più del film e di cosa ne pensiamo, cercate la recensione su questo blog, quella seria), parliamo di riflessioni che possono essere scaturite da questa pellicola.

Non sono qui, infatti, stasera, per un commento esteso riguardo il film in sé, sui pro e i contro che si possono incontrare o sull'accoglienza riservatagli da pubblico e critica. Il film è solo un punto di partenza per speculare un poco su di un argomento per cui sono state spese molte parole ma mai in numero tale da ritenere consumato il dibattito: il doppio.

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Il rosso amaro della sete

Postato il 20 dicembre 2012, in Senza categoria

Ogni esperienza lascia un segno; ed ogni spettacolo è un’esperienza, sia per chi lo guarda, sia per chi lo “fa accadere”. Per questo ogni qual volta ci troviamo ad assistere ad uno spettacolo, quando usciamo dalla sala o dal teatro qualcosa dentro di noi è cambiato; a volte il cambiamento è minimo, a volte quello che rimane è solo una sensazione, una piccola variazione del nostro stato d’animo che ci accompagna all’uscita dal teatro…
Se ripenso a DanzaInFiera sono tante le immagini che turbinano nella mia mente, ma una è quella che prevale sulle altre: una coreografia dal titolo “Il rosso amaro della sete”. Ma partiamo dall’inizio… Durante il primo giorno di fiera mi sono ritrovata, quasi per caso, ad assistere alla premiazione del contest “Balla con i ragazzi di amici”, evento durante il quale si sono esibite le scuole di danza vincitrici con delle coreografie che accompagnavano alcune canzoni interpretate da Diana Del Bufalo, Francesca Nicolì e Cassandra De Rosa. Dopo queste prime esibizioni, sul palco si sono susseguite diverse coreografie di danza moderna legate tra loro da una voce recitante che guidava lo spettatore attraverso le varie fasi della messa in scena. Tutte le coreografie e la direzione artistica sono state curate da Luca Barbagallo (ballerino di Amici nell’edizione 2007). Durante la serata si sono alternati coppie di danzatori, gruppi e ballerini solisti, molti dei quali erano già conosciuti dal pubblico di DanzaInFiera grazie al talent di Maria De Filippi.
Spesso mi è capitato di assistere a coreografie esteticamente molto belle, ma che, alla fin fine, non mi lasciavano niente. Per una sorta di deformazione professionale, pur amando la danza in generale, sono portata ad apprezzare maggiormente le coreografie che riescono a comunicarmi una storia, a trasportarmi in un mondo parallelo in cui il movimento del corpo è l’unico modo per raccontare, per esprimere uno stato d’animo; Per questo l’immagine che più mi è rimasta impressa di DanzaInFiera è stata “Il rosso amaro della sete”. Non è semplice raccontare una coreografia a parole, proprio perché la danza è un linguaggio a tutti gli effetti e non è facile “tradurla”, ma cercherò comunque di raccontarvi cosa i miei occhi abbiano catturato di quei momenti.

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Parte Prima: Tamara.
La notizia è fresca ed è la seguente: Giovedì 12 aprile 2012 la prima ballerina Tamara Rojo è stata nominata nuovo direttore artistico dell’English National Ballet. L’attuale direttore, Wayne Eagliing vorrebbe lasciare quest’estate. Sull’articolo di The Artsdesk, la ballerina appare in una magnifica fotografia che sembra un fotomontaggio, perché lei è seduta su due sbarre a muro, indossa un tutù nero, le scarpe da punta rosa in primo piano, e atteggia la mano artisticamente abbandonata sul tulle multistrato del tutù. L’espressione è seria, con un sorriso appena accennato che sa di successo e potere più che di umana apertura ai sentimenti. E’ bella, austera, perfetta. Come la frangia nera e liscia, e i capelli raccolti dietro la testa. L’ho vista a chiome sciolte, l’ho vista con i capelli tirati indietro e l’acconciatura del cigno nero, l’ho vista sbarazzina con la coda di cavallo corvina al vento. L’ho vista danzare meravigliosamente con la star Carlos Acosta. E ho letto una sua lunga e appassionante intervista di qualche anno fa, in cui parla di sé, delle sue scelte dei sacrifici e non risparmia frecciatine alle nostre Carla Fracci e Alessandra Ferri… [leggi tutto]

Parte Seconda: Uliana.
Salto qualche riga e vi presento un’altra Etoile. Nasce a Kerch, Ucraina, nel 1973, perciò coetanea della bella Tamara; ma studia alla Vaganova Ballet Academy. E’ prima ballerina del Mariinsky Ballet dal 1995: Uliana Lopatkina. E’ stata applaudita anche in Italia, in un magnifico Gala al Teatro dell’Opera di Roma, solo nel novembre del 2011; e l’abbiamo ammirata al cinema, ricordiamo il film di Bertrand Norman: “Ballerina”, del 2006. Ha portato una lunga coda rossa, ma per lo più i capelli corti e lisci incorniciano un volto da bambola, con grandi occhi languidi e misteriosi. Sorride illuminandosi, ma come se la vita per lei fosse un immenso pensiero che la avvolge completamente e la allontana dagli altri. Come se la danza fosse il suo unico vero pensiero. Non è così, perché ha avuto una figlia. Una magnifica bambina che portava con sé alle prove alle lezioni nei camerini, perché anche lei come la danza fa parte del suo vivere. Non assomiglia a Tamara. Non condivide l’espressione incisiva dei suoi stretti occhi scuri. Uliana è presa dal suo essere. E lei ce lo dice. Ci dice che la danza è la sua vita e che la perfezione è una ricerca continua. E improvvisamente nel suo parlare lento e modulato si sentono le stesse parole di Tamara Rojo, anche se queste hanno un tipo di sicurezza diversa, di una donna che al gioco duro ha risposto vincendo. Anche Uliana ha scommesso con se stessa, quando un terribile infortunio le ha impedito di danzare per un anno e più…[leggi tutto]

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Neumeier: Illusions like Swan Lake

Postato il 13 dicembre 2012, in Senza categoria

Chi mi conosce sa che, con cadenza regolare, apro la bocca e pronuncio la fatidica frase:
“Ho visto una nuova versione del lago dei cigni eccezionale!”
Posso dire eccezionale, spaziale, pazzesca o sensazionale… ma la sostanza non cambia. Né, tantomeno, cambia la risposta del mio stanco interlocutore:
“Lo dici ogni volta che ne vedi una.”
E' vero. Vorrei poterlo negare, ma è così: io mi faccio di “Lago dei cigni” come il peggiore dei 'tersicoro-tossici'. Versioni contemporanee e classiche, variazioni delle classiche, classicizzazione delle varianti… insomma, a me basta che il titolo sia Swan Lake e già son pronta e bendisposta!
Così, nella mia vita, in molti mi hanno offerto abbondanti dosi di 'Swan lake' con cui dissetarmi: Matthew Bourne, Mats Ek, Makarova, Grigorovich e, chi più ne ha, più ne metta.
Ultimo, solo per una questione cronologica, John Neumeier, con il suo “Illusions like Swan Lake” (Illusionen – wie Schwanensee), ideato nel 1976 per l'Hamburg Ballet, ripresentato nel 2001 (edizione dvd con Anna Policarpova, Elizabeth Loscavio, Jiri Bubenicek e Carsten Jung) e quest'anno nuovamente in cartellone presso Bavarian State Opera .
Illusions like Swan Lake è, perdonatemi il gergo, un balletto da far girare la testa: espressività, tecnica, atmosfera e, non ultimi, regia e particolari scenici.
La storia è semplice e inizia con una segregazione: un principe in farsetto azzurro, con l'emblema del cigno bianco sul petto, viene relegato in quella che sembra essere una torre.
Nulla manca all'atmosfera: mobili coperti da lenzuola, candelieri accesi, mura spoglie e in mattoni, un quadro in un angolo. Il principe si inginocchia, prega, appare un uomo vestito nero alle spalle, come un'ossessione, come una tentazione.
O, come un'allucinazione: la torre svanisce, le mura scompaiono e ci ritroviamo in un cantiere luminoso, in festa. Il nostro principe si aggira felice in questo ricordo rivissuto… ma l'uomo nero è ancora in agguato.
La gioia scompare, di nuovo la torre.
Un altro lenzuolo lasciato cadere, un altro ricordo celato al di sotto: una sera a teatro, cigni in scena, una splendida ballerina.
Ancora l'uomo nero, ancora la torre.
Illusioni, allucinazioni, ricordi di una vita che trasmettono il senso del thriller: perchè è stato rinchiuso? Perchè vede quest'uomo? Cosa può essere successo tra lui e la ballerina, tra lui e la timida fidanzata? Perchè costruiva un castello?

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Jiri e Otto B

Postato il 10 dicembre 2012, in Senza categoria

Quando un corpo danza con un’armonia così intensa, è emozionante guardarlo. Se poi i corpi sono gemelli, la magia raddoppia. E, per non farci mancare nulla, diventa esponenziale nel “last trio” di questa coreografia.
Si tratta di un estratto da “Le souffle de l’Esprit” ripresentato a Losanna adesso, in occasione del nuovo concorso di giovanissimi ballerini non professionisti. Io mi sono innamorata e non so capire se di Jiri o di suo fratello Otto, o inevitabilmente di entrambi. Ho guardato, per una giornata intera, una panoramica di coreografie e interpretazioni dei ruoli classici e meno, per cui sono diventati famosi; primi ballerini rispettivamente per Dresden Semperoper Ballet, da sei anni, e del Balletto di Amburgo, nel quale balla da diciannove: sono i fratelli Bubenicek, nati in Polonia e portati in giro per il mondo da genitori artisti circensi, fino all’età di dieci anni, quindi scoperti come talenti per la danza. E che siano dei talenti non c’è dubbio, sono due meravigliosi interpreti, che danzando insieme non si limitano a rispecchiarsi in un dualismo che rasenta la perfezione, ma si completano e si valorizzano nella personale bravura. Jiri Bubenicek ha scelto la coreografia, come Otto predilige le musiche, i costumi e le scenografie. Sono venuti in Italia, anche recentemente, e la loro partecipazione si è subito legata a un nome famoso, il danzatore Roberto Bolle, l’Etoile di casa nostra, anche nel Canon in Do Major, il terzo movimento del balletto che ha attirato la mia attenzione e provocato l’innamoramento (nell’interpretazione che ho visto, accanto ai fratelli B., il terzo ballerino è Jon Vallejo).
Il balletto in questione è stato pensato in tre parti: “Angel’s Arrival”, “Silence”, “Angel’s Departure”, musiche di J. S. Bach, R. Hoffstetter e J. Pachelbel; dedicato alle nonne scomparse, “For Olga and Marie”, ispirato ai disegni di Leonardo da Vinci.
Le Souffle de L’Esprit, Toccata e The Picture of Dorian Gray sono tre coreografie nelle quali ammirarli. Devo ammettere che ho una predilezione per la danza maschile, soprattutto quando si libera dei ruoli classici, in questo caso, non potevo che rimanere entusiasta di due ballerini così eccezionali.
Quando un corpo danza con un tale controllo, senza che il movimento perda in bellezza espressività ed eleganza, trascinato e avvolto dalla musica, supportato dal pensiero creativo, nasce l’arte più pura e da essa il piacere più bello.

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La danza è vita

Postato il 10 dicembre 2012, in Senza categoria

Quattro parole che non costituiscono una definizione bensì un pensiero. E sono due astrazioni ben diverse: le definizioni ci servono per chiarire e rassicurare, normalmente rispondono al che cos’è e di conseguenza al come funziona; il pensiero esiste. Esso può concretizzarsi in mille modi, rimanere indefinito, percepire l’Universo. Entrambi questi aspetti scaturiscono dalla mente umana, secondo processi diversi. Ora che cosa mi tormenta? Perché quando si cavilla filosofeggiando c’è un bel punto interrogativo piazzato da qualche parte nel nostro cervello. L’ho ignorato da giorni e ho intenzione di continuare a farlo come smetterò di scrivere, ma ora mi concedo una riflessione.
Io non cercavo una definizione della danza, ne avrei trovate molte sicuramente e qualcuna poteva adattarsi anche al mio vissuto o a quello di qualcun altro.
Danza è arte
Danza è passione
Danza è talento
Danza è movimento o espressione corporea
Danza è creatività
Danza è libertà
Danza è lavoro
Ognuna va bene e sono solo quelle corte. Trascuriamo quella del dizionario e se andiamo in rete ne troveremo di celebri e affascinanti. La danza ha a che fare con la bellezza: del movimento, della musica, dei costumi e della scena, degli interpreti. L’Etoile Eleonora Abbagnato, in un’intervista, aveva sostenuto che una ballerina dovesse necessariamente essere “bella”. Accettabile nel contesto solo di quell’intervista, perché di ballerini penso ce ne siano di ogni tipo, anche di quelli che non rimandano a pensieri così puri e alti come il “bello” (sto filosofeggiando ancora), comunque ci sta: la danza è una forma di bellezza.
Danza è fatica. In effetti richiede un grande sforzo fisico (si suda tanto!) e mentale: il controllo la volontà la calibrazione del proprio corpo e della propria mente ecc., e può portare a frustrazioni terribili o esaltanti successi. Il risultato non è garantito in nulla di ciò che ci apprestiamo a fare, ma ci sono certamente scelte più rischiose di altre. La danza è anche questo, perciò rientra in quelle grandi emozioni dell’esistenza che danno e tolgono, che sollevano e abbattono, che fanno ridere e piangere, nel rigoroso dualismo dell’Essere.
Qui compio una sterzata e vi porto al punto di partenza, ma anche a quello di arrivo perché lì mi trovo io. Stephen King nella pagina delle citazioni, nel suo ultimo e nuovo libro (ha abbandonato apparentemente il genere che gli era proprio) fa una scelta particolare; cita Norman Mailer, perfettamente in tema, un Proverbio giapponese sull’amore e la sua forza, ci sta perché l’amore si trova strada facendo; poi scrive: “La danza è vita”, in un’autocitazione.

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Arrivederci a Danzainfiera 2013

Postato il 9 dicembre 2012, in Senza categoria

Dove c’è danza di qualità, dove c’è passione, dove c’è amore incondizionato per il bello, là c’è Danzainfiera. L’edizione di quest’anno non lascia dubbi: la kermesse della Fortezza da Basso costituisce il più importante evento internazionale dedicato al mondo meraviglioso della danza, arte cosmopolita che non conosce barriere. Lo ha sostenuto anche Kledi Kadiu, uno dei più illustri ospiti di questa edizione: “La danza è un linguaggio universale che permette di superare i confini nazionali. Per questo, in Italia, non mi sono mai sentito straniero”.

Dal 23 al 26 febbraio 2012 Firenze si è scatenata con decine e decine di lezioni e stage, spettacoli, competizioni, e concorsi, senza contare l’altissimo numero di espositori, aziende leader del settore: un trionfo di colori e costumi meravigliosi capace di conquistare non solo il pubblico dei ballerini esperti, ma anche quello di coloro che solo ora si avvicinano alla straordinaria dimensione della danza.

Nonostante il difficile momento economico, Danzainfiera ha saputo resistere e ancora una volta è stata premiata dal grande successo. Il pubblico è stato attratto non solo dalle svariate iniziative, ma anche dalla possibilità in incontrare alcuni dei principali protagonisti della danza odierna: tra i professionisti intervenuti, Polina Semionova, Francesco Ventriglia, Raffaele Paganini, Anna Maria Prina, Amedeo Amodio, Carlo Pesta e molti altri, che hanno condiviso con i visitatori cosa vuol dire fare danza, cosa significa dedicare la propria esistenza a un’arte nobile capace di regalare gratificazioni immense.

Danzainfiera si è confermata anche come luogo di crescita e di speranza: tantissimi giovani ballerini hanno riversato i loro sogni nei numerosi concorsi e audizioni in programma quest’anno; in palio, borse di studio e concrete opportunità di lavoro presso prestigiose compagnie.

Raffaele Paganini, a disposizione dei suoi fan durante la kermesse, ha dichiarato: “Non è vero che la danza è un sacrificio enorme come a volte appare nei film. La danza è amore, cultura, e non è così terrificante come a volte si fa credere”. Ed è questo il messaggio di Danzainfiera: un invito alla gioia e alla voglia di vivere.

Per tutti coloro che condividono lo stesso amore per il bello, la stessa dedizione nei confronti di un’arte antica ma sempre giovane, l’appuntamento va al 2013 per un nuovo, sensazionale tuffo nella danza.

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