A Passo di Danza – Stagione 1 Puntata 5 – Per qualche bolletta in più

Postato il 27 marzo 2013, in Speciali

Contrariamente al resto del mondo, Fanny ha una ‘stagione dei pagamenti’, ovvero un periodo solo dell’anno in cui salda tutti i debiti con i fornitori e coloro che hanno lavorato per lei. Già questo di per sé sarebbe strano se non fosse che tutte le fatture e gli scontrini vengono da lei divisi in 3 cappelliere: una per coloro che ‘devono’ esser pagati assolutamente, una per coloro che ‘dovrebbero’ esser pagati e l’ultima per coloro che, a suo parere, possono ancora aspettare.
Vedendo la suocera in crisi poichè tutti, conoscendo i suoi metodi di pagamento, si rifiutano di aiutarla, Michelle decide di affidare i conti della scuola ad un commercialista e viene così a scoprire che fin dall’apertura della scuola di ballo, Fanny ha solo uscite e nessuna entrata: è troppo duro per lei far pagare le lezioni agli studenti…ognuno di loro ha una motivazione diversa.
La discussione le porta alla decisione che con l’aiuto di Michelle verranno aumentate le ore di lezione ma nemmeno quest’ultima si dimostra capace di riempire le casse della scuola.
Boo nel frattempo decide di trovare lavoro per non pesare sulla famiglia e lo trova all’Oyster Bar, luogo di ritrovo delle ragazze, ma proprio qui deve fare i conti con un coetaneo, suo superiore, molto fastidioso, e con un barista davvero molto sexy: Godot.

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Tutta la vita in un abbraccio

Postato il 8 marzo 2013, in Libri, Recensioni

Vi è mai capitato di essere in un luogo pubblico, di leggere in un momento di pausa, e di non riuscire a trattenere le lacrime? A me è successo pochissimi giorni fa quando ho conosciuto uno degli autori di questa meravigliosa graphic novel, Luca Amitrano, e non ho resistito all’impulso di leggerla subito.

“Tutta la vita in un abbraccio” è la storia di Amira, sposa bambina in Turchia, alla quale vengono amputati gli arti superiori come punizione per ‘presunto adulterio’, ma è anche la storia di tutte le donne che ogni giorno subiscono simili violenze in quei paesi che a molti di noi purtroppo sembrano lontani, talmente lontani da non appartenerci, da non toccarci dentro… erroneamente.
Amira sceglie di reagire, di fuggire (non senza l’aiuto dell’amica Ismet) e di rifugiarsi in Italia, dove solo grazie alla propria forza di volontà riesce a rinascere e lo fa nel modo più spettacolare, diventando una ballerina, ciò che ha sempre sognato di essere fin da piccola.

La scelta di raccontare questa storia attraverso una graphic novel (un fumetto, per chi non conoscesse il genere) è stata vincente; troppi i rischi di perdere mordente se fosse stato un libro. Così invece bastano pochi minuti, o forse sembrano pochi minuti perchè lo leggi tutto d’un fiato, senza pensare che fuori passa il tempo, perchè l’ansia di sapere se Amira ce la farà è tanta. Il lieto fine non delude, anche se eri preparato, anche se lo sai, la lacrima non tarda ad arrivare.
Ottima la scelta espositiva fatta dall’autore Luca Amitrano, ballerino e coreografo di stampo internazionale, maggiormente noto in Italia per le sue collaborazioni con Rai e Mediaset, supportato dalle conoscenze di Cristiano Silvi, appassionato di comics, cinema e arte che da molto tempo si occupa di questo genere narrativo.
Amira inoltre ha il viso di Simona Atzori, ballerina e pittrice di fama internazionale, nata senza gli arti superiori, riprodotta magistralmente dal bravissimo Marco Pugliese, e chiunque nella vita abbia anche solo incrociato il cammino di questa straordinaria artista non può far altro che sentirsi ammirato e sconcertato dalla tenacia che così spesso invece manca a molti di noi.
Dunque un libro semplice alla lettura ma difficile da comprendere fino in fondo, da non banalizzare, da non prendere come un racconto di vita straordinario, un racconto che ‘accade lì e mai più’. Da leggere e rileggere.

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Introduzione di Elisabetta Tosco

Nelle settimane passate, mentre lo staff prendeva in esame materiali e fonti del settore, più volte nell'arco di una sola mattinata, i banners pubblicitari e le riviste hanno portato alla nostra attenzione il medesimo soggetto: il libro di MaryGarret, intitolato “La verità, vi prego, sulla danza!”, edito da ItaliaPress nel 2010.
Lo abbiamo ordinato e attendiamo di poterlo leggere, discutere, commentare. E, durante questa attesa, che ci obbliga quindi dall'astenerci da ogni recensione (ma, se le poste italiane ci aiutano, non ancora a lungo!), abbiamo avuto il piacere di ricevere una breve presentazione dall'autrice stessa, Mariafrancesca Garritano, nome d'arte MaryGarret, che 'copia-incolliamo' fedelmente qui sotto:

Gentile redazione di iodanzo.com
come da vostra richiesta scrivo qualche riga per presentarvi il mio libro, nell'attesa che possiate leggerlo e dirmi cosa ne pensate!

Scrivere questo Libro, uscito nel 2010,  mi ha aiutata a capire molte cose di me stessa e delle persone intorno a me. Parto dalla mia esperienza personale per parlare del mondo della danza e di molte sue dinamiche, dando il mio punto di vista a chi vuole partecipare a delle riflessioni che sono normalissime riflessioni di vita. Spesso lo hanno giudicato un libro scomodo o dissacrante, anche senza averlo letto, ma in realtà non è come lo descrivono e, per questo, vi invito a leggerlo prima di poter credere a falsi giudizi. Il mio intento era quello di un confronto con un mondo che non tutti vivono e percepiscono allo stesso modo. Non ho mai voluto offendere nessuno con alcune affermazioni in merito ad argomenti trattati nel libro ma, al contrario, porre l'attenzione su cose che spesso non vengono ritenute importanti e che, invece, risultano essere fondamentali per la vita di un danzatore. Perciò mi auguro che possa essere condiviso da più persone possibili e ne sia colto il vero senso per cui ho iniziato questo importante percorso.
 ”La verità, vi prego, sulla danza!” riprende la nota poesia di Auden, e vuole essere un' esortazione, a volte comica, a volte arrabbiata, a volte sentimentale a raccontare o farsi raccontare, la verità su ciò che spesso resta non detto. Buona Lettura, Mary.

Ringraziamo l'autrice per la rapidità, la disponibilità e la gentilezza con cui ha accolto la nostra richiesta e speriamo di poter aver presto l'occasione per un'intervista! A presto risentirci, lo staff di IoDanzo.

Sito ufficiale di MaryGarret: http://www.marygarret.com/

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Scarpette rosa

Postato il 26 dicembre 2012, in Senza categoria

di Evelyn S. Dehkes La piccola Grete ha un solo grande desiderio: quello di poter acquistare le splendide scarpette rosa che ha visto in una vetrina, ed iniziare così a prendere lezioni di danza, per poter realizzare il suo sogno, ovvero quello di diventare una famosa e affermata ballerina. Purtroppo, nonostante Grete sia solo una [...]

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Se vai a vedere un musical parti con certe aspettative.

Se vai a vedere Priscilla la Regina del Deserto a Milano le tue aspettative crescono a dismisura: vuoi luci, colori, costumi elaboratissimi e schizzoidi; vuoi tre “Divas” con un range vocale che permetta di passare da Gloria Gaynor alla Traviata di Verdi ma soprattutto… vuoi loro.
Mitzi.
Bernadette.
Felicia.
Le Queen.

Nel film cult del 1994, nominato ai Bafta e ai Golden Globe nonché vincitore di un Oscar, l’agente Smith di Matrix e l’Anti-eroe di Memento (no, non sto scherzando) si mostravano in spandex, latex e satin, coadiuvati da aborigeni australiani, da un meccanico dalla mentalità aperta, da un ex lap-dancer filippina dall’insolito ehm, talento, e da uno straordinario Terrence Stamp in uno dei ruoli più risqué della sua carriera.
Lo spettatore usciva da quei centoquattro minuti frastornato, incuriosito, talvolta ammaliato da quegli alieni che si muovevano al ritmo degli Abba e dei Pet Shop Boys. Non tutto era perfetto, anzi. Il film era altalenante, con alcune ingenuità, ruvido come il deserto australiano dei Nothern Territory in cui era stato girato ma non si poteva dire che non ti facesse riflettere.

Questa versione italica del musical ha perso certamente in profondità espressiva ma ne ha guadagnato in glitter. Le tre Divas, ad esempio, sospese a mezz’aria per buona parte dello show sono veramente ma veramente brave.
I tre attori principali, a mio parere, soffrono della Sindrome da Attore di Musical Italiano che si è dovuto formare praticamente da solo: sanno fare un po’ di tutto (cantare, ballare, recitare) ma non eccellono in alcuna disciplina. Sono stati però calorosamente applauditi, in particolare Mirko Ranù –Felicia (classe 87’) che riceveva applausi a scena aperta.

Ci credo.
Ottantacinque chili di muscoli che ballavano sui tacchi?
Approvavo di tutto cuore…

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Mettiamola così: sono una sfegatata di Matthew Bourne. Sono pazza per Swan Lake, euforica per Nutcracker, seccata  che non esista Cinderella in dvd, in perenne attesa che esca Edward the Scissorhands e irritata dall'aver perso per un soffio la serata di Doria Gray a Londra.

Insomma, sono di parte. Irrimediabilmente. Tuttavia, stasera, solo per voi, è mia intenzione essere meno fan del solito e limitare la mia passione con un reportage basato sui contenuti speciali del dvd più che sulla mia ignobile e ossessiva passione per le coreografie di questo (lo dirò una volta sola, giuro!)genio.

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The Rocky Horror Picture Show

Postato il 3 dicembre 2012, in Senza categoria

“The Rocky Horror Picture show” è un musical anglo-americano nato sulle assi del palcoscenico nel 1973 e reso immortale dalla pellicola diretta da Jim Sharman nel 1975. Ed è proprio di quest’ultima che ci occuperemo nelle righe che seguono.
Partiamo col dire che, se ancora non lo avete visto, vi invitiamo caldamente a non perdere tempo a leggere questa recensione e andare nella cineteca più vicina a casa vostra per affittarlo! E’ un film che si può amare o odiare, ma che, di certo, non lascia indifferenti. Ci sarebbero moltissime cose da dire a riguardo di questo Cult Movie, ma ci limitiamo qui a riassumerne brevemente la trama e a fare qualche piccola considerazione.
Il film si apre con un’inquietante e sensuale bocca rossa su sfondo nero, che sembra apparire dal nulla; lo spettatore viene così subito proiettato nell’atmosfera strana e ambigua che permea l’intera vicenda. Dopo questa ouverture, l’occhio della telecamera ci mostra una piccola chiesetta di compagna in cui si è appena celebrato un matrimonio; appare subito evidente da queste prime immagini, che i personaggi della storia siano tutti delle caricature, o comunque, delle deformazioni parodistiche di caratteri umani portati all’estremo, a partire da Brad (Barry Bostwick) e Jenet (Susan Sarandon), i due casti fidanzatini protagonisti della vicenda. Dopo la partenza degli sposi, Brad e Jenet passeggiano per un piccolo cimitero che circonda la chiesa, scambiandosi i voti d’amore e decidendo di andare a trovare la persona che aveva reso possibile il loro incontro anni prima, il Dottor Scott, vecchio professore universitario di scienze. Già da queste prime sequenze, il film si presenti beffardo e irriverente: i due protagonisti cantano il loro amore e la loro felicità dapprima sullo sfondo delle lapidi del cimitero e poi nel mezzo di un funerale che si sta svolgendo in chiesa; questo tipo di umorismo nero accompagnerà lo spettatore dall’inizio alla fine della pellicola. Ma nel progetto dei due fidanzatini qualcosa va storto: nel bel mezzo di un temporale, Brad e Jenet bucano una gomma della macchina e sono costretti a chiedere aiuto e riparo nell’unico luogo abitato del circondario, un sinistro castello meta di molti motociclisti.

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Sia chiaro: chi vi scrive è stata dal primo fotogramma una grande estimatrice di questo nuovo telefilm che tanto ha fatto parlare di se. Per chi non conoscesse la serie possiamo dirvi che, ideata da Theresa Rebeck, si basa sulla creazione del primo musical di Broadway dedicato alla vita della grandissima Marilyn Monroe; il telefilm [...]

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