Concorso Letterario IoDanzo – Seconda Edizione
Testo in gara

[Specifichiamo, su richiesta dell'autore, che si tratta di un canovaccio per uno spettacolo teatrale.]

Io ho danzato; ho danzato la danza dei sette veli e tutti ne hanno parlato e scritto, addirittura per secoli.
Non cercate il mio corpo, quello che non ha bisogno della parola per sedurre. Io con il mio corpo in movimento ho confermato la corruzione nell’intimità domestica, ma non cercate il mio corpo.
Di me c’è solo un fotogramma: la mia testa e la mia è una testa di principessa.
Il corpo di Giovanni Battista era immobilizzato nella cisterna, mentre il mio era libero di muoversi, di disegnare nel cielo ogni onda perfetta al mio desiderio.
Il corpo di Giovanni Battista era immobilizzato nella cisterna e urlava, urlava. Tanto i suoi gridi danzavano nell’aria, quanto le mie belle membra vorticavano e io pigliavo gusto. E ora che lo rammento il cuore non regge al turbamento.
La mia testa è fasciata per contenere la mescolanza di Erodiade, lei la mia madre, di Erode, ma non Filippo, lui il mio padre, Antipa. Erode Filippo e Erode Antipa sono due fratelli, ma si odiano e la morte arriva. Erodiade, lei la mia madre, con le serve mi pettina i capelli e io non vedo che ha già avviato la protezione alla mia testa e in una lingua straniera, che non conosco, ma che comprendo, dice faccio finta che tuo padre è andato in America ed è tornato. Io allora resto di sasso, di stucco, perché chi torna dal lungo viaggio e sta suonando alla porta, con le valige in mano, non è mio padre, è mio zio.
La testa è stata in sicuro, fermata in modo stabile, perché non si muova, tanto i fantasmi stanno nel rovescio e poi sono solo fumo e fantasie.
Il mio corpo mulinella e Erodiade, lei la mia madre, ride. Il mio corpo nella bufera vorticosa parla la nuova lingua della seduzione. Il mio corpo piace e io finalmente mi sento adulta, una donna con le spalle da camionista. Erode, lui il mio zio, mi desidera e per una danzetta, ma speciale per lui, mi promette di esaudire la richiesta, la mia.
Lo scambio c’è. Giovanni Battista dentro il buco, tuttavia impaurisce tutti e Erodiade, lei la mia madre, nel suo linguaggio che tutto può, ma che è tanto sconsiderato, a me, che sto facendo la ballerina, proprio in questo momento, mi chiede di spegnere quella radio. Io sono impegnata a fare finalmente la donna adulta con Erode, lui il mio zio. La richiesta sarebbe ancora una bambola, una delle tante, ma buone a giocare a mamma e figlia, ma la testa è cinta con fasce e il corpo nella sua attrattiva richiede la testa di Giovanni Battista. Erodiade, lei la mia madre, è contenta di me e io sono apprezzata da donna e non più da giovinetta.
Ho richiesto a Erode Antipa, lui il mio zio, di tagliare anche la mia testa e il coraggio non mi manca e non soltanto per divenire decollata anche me, ma per voler baciare davanti alla corte e ai vicini di casa la bocca morta della testa morta di Giovanni Battista morto e decollato da un pezzetto.

Nel fotogramma ho già baciato e sto osservando la mannaia che sta per separarmi. I matematici moderni dicono che la quadratura del circolo è un problema ritenuto insolubile e, in senso figurato, significa cercare o volere cosa assurda, impossibile. Io la mia quadratura del circolo l’ho vinta con la richiesta di essere una Salomè decollata.

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"Salomè decollata" di Massimo Napoli, 8.0 out of 10 based on 6 ratings

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