Concorso Letterario IoDanzo – Prima Edizione
Testo in gara

C’era una volta una ballerina che amava ballare più di ogni altra cosa al mondo. Non sapeva neanche bene perché, ma quando ballava le sembrava che la vita fosse più bella e che tutte le cose sbagliate andassero al loro posto, come per magia.
Questa ballerina però aveva un problema. Era molto timida, ma così tanto, che non riusciva mai a passare un provino. Tutte le volte che doveva ballare davanti a qualcuno per farsi scegliere per uno spettacolo o qualcosa del genere si preparava tantissimo e cercava di essere perfetta. Si sforzava di fare del suo meglio, sottoponendosi a una disciplina rigidissima, ma puntualmente non veniva scelta. Un’altra persona veniva preferita a lei, e lei scivolava giù, in basso, in qualsiasi graduatoria.
Così ogni giorno questa ballerina cercava di lavorare ancora di più, perfezionando la sua tecnica e il suo lavoro, diventando perfetta in tutto. Trascurava la sua vita e le sue amicizie solo per provare e provare e poi ancora provare, e anche perché si vergognava un po’ di non vincere mai un provino. Così, non trascorreva una sola giornata in cui non facesse i suoi esercizi, ma poi, alla prossima occasione, puntualmente veniva scelto qualcun altro.
La ballerina era sempre più triste e reagiva a queste sconfitte cercando di lavorare sempre più duro. Passava le sue giornate davanti allo specchio del salone dove si esercitava, studiando ogni minimo passo, cercando di escludere anche il più piccolo tentennamento o errore. Era felice di sé, si guardava volteggiare compiaciuta e sapeva che quasi nessuno al mondo poteva muoversi e compiere i suoi passi con la stessa grazia e perfezione. Nonostante questo, però, la sua fortuna non migliorava e lei falliva ogni concorso o prova.
Ormai era tanto tempo che le cose andavano avanti così e lei era sempre più timida e sola. Era così provata da tanto sforzo che nemmeno più ballare le dava soddisfazione. L’unica via, le dissero, sarebbe stato trovare un’adeguata raccomandazione. E lei, a dire la verità, non è che non ci pensò, anzi, stava proprio per cadere nella trappola della disonestà. Solo che qualcosa all’ultimo momento la fermò e si tirò indietro. Lei amava l’arte e voleva essere la più brava, punto e basta. Solo che non le riusciva, tutta la sua grazia e perfezione non valevano nulla, chissà perché.
Così un giorno la ballerina si fermò, non lottò più con se stessa e smise di ballare. Non è che non volesse, proprio non le riusciva più. Non sentiva più la musica e il suo corpo non rispondeva alla sua volontà, sembrava sgraziato e goffo. Così lei rinunciò a ballare e prese a fare una vita normalissima, senza più niente che le ricordasse né il ballo, né la musica.
Un giorno però venne a sapere della possibilità di fare un provino e, senza nemmeno pensarci, si iscrisse alle selezioni. Per prepararsi tornò a provare e riprovare, come faceva prima, con lo stesso impegno. Purtroppo però, forse a causa del periodo senza danza, le sembrava di non riuscire a muovere nemmeno un muscolo.
Mentre si sforzava di ballare, si accorse però che qualcosa di magico stava accadendo. Mentre lei restava ferma, incapace di danzare, si accorse che invece la sua ombra sul muro si era messa a ballare da sola. L’ombra ballava benissimo, ballava come mai nessuno aveva mai ballato al mondo da tutti i secoli dei secoli. Alla ballerina sembrava di sognare. Le sarebbe bastato seguire la sua ombra, ballare come lei e sarebbe diventata la ballerina più brava del mondo! Nessuno avrebbe potuto evitare di scegliere una ballerina brava così.
Mentre lei pensava, l’ombra ballava, ballava per i fatti suoi, senza più seguire i movimenti della ballerina, senza far caso a lei in nessun modo, come fosse una creature autonoma, che esisteva libera nel mondo. La ballerina si fermò estasiata a guardare la sua ombra ballare. Proprio come ho detto, si fermò. E mentre lei era lì, ferma immobile, con gli occhi spalancati, l’ombra ballava,
ballava ancora, come non mai. Lei avrebbe solo voluto parlarle un attimo, capire come faceva, ballare come lei, ma le sembrava un sacrilegio anche soltanto pensare di fermare quella danza meravigliosa.
Accadde però che l’ombra si sentì osservata, perché improvvisamente smise di danzare e ricominciò a bissare pedissequamente i movimenti della sua proprietaria, come fanno le ombre di solito, come era accaduto da sempre, come era normale che fosse. Così nulla accadde.
La ballerina continuò la sua vita con quel segreto nel cuore: la sua ombra ballava molto meglio di lei, danzava come solo una dea avrebbe potuto, magicamente, meravigliosamente. Tutto il suo impegno e il suo perfezionismo nulla valevano il talento spontaneo di quella figurina nera, che aveva i suoi contorni, ma possedeva inclinazioni e capacità che a lei a quanto pare invece erano estranei. Che cosa avrebbe potuto fare dunque la ballerina? Ci pensò e ci ripensò, ma non le veniva in mente nulla.
Provò a ballare di nuovo come quella volta, nello stesso posto, con gli stessi vestiti, facendo le stesse mosse, ma fu tutto inutile. La sua ombra sembrava spenta, domata, un’ombra qualsiasi che ripete i movimenti come un pappagallo ripete le parole, senza fantasia né personalità.
Il giorno del provino però si avvicinava e la ballerina sapeva che soltanto la sua ombra avrebbe potuto vincere, non lei, e non sapeva come fare. Persino i suoi ridicoli tentativi di rivolgersi all’ombra parlandole, invocandone il talento e l’intervento erano falliti. In più parlare con l’ombra e vederla muovere come quella volta in cui magicamente si era messa a ballare da sé sarebbe stato soltanto il primo passo. Poi avrebbe dovuto convincerla a ballare al posto suo, a farsi carne, o a donarle quanto meno il suo segreto, in modo che lei stessa, nel suo corpo, potesse ballare in quel modo magico e bellissimo.
In ogni caso l’ombra non reagiva, ma sembrava spenta e muta, come un ‘ombra qualsiasi, e alla ballerina non restò che ricominciare con duri allenamenti che la rendessero perfetta e senz’anima. Mentre si esercitava alacremente, il pensiero della ballerina correva a chi l’avrebbe dovuta giudicare, al pubblico, a coloro che la conoscevano, agli amici che non aveva e a quanto si sentiva sola. Che cosa avrebbero detto se avesse fallito anche questo provino i suoi genitori, i parenti e le persone che la conoscevano e la stimavano? Che cosa avrebbero pensato i giurati che dovevano decidere se era brava o no? Chi avrebbe scelto lei come amica e confidente, lei che sbagliava ogni mossa e non vinceva mai? La ballerina era decisa a fare bella figura, a non deludere nessuno, a fare del suo meglio ad ogni costo. Così si esercitò ancora e ancora così duramente, ma così duramente come mai aveva fatto prima. Finché una sera tardi, che ancora si stava allenando, sentì una vocina piangere.
Non riusciva a capire da dove provenisse quella vocina, sembrava lontanissima, lontana nello spazio e nel tempo, anni e secoli, forse. La voce sembrava provenire da distanze siderali, molto probabilmente da un posto dove faceva molto freddo, come dal profondo di un cuore ormai gelido. La ballerina fu colpita da quel pianto e cercò di scoprire da dove la voce provenisse, finché non capì che a piangere era la sua ombra.
Fu stupita, ma anche molto felice di risentirla. L’ombra era dunque viva un’altra volta, quell’ombra che sapeva così bene ballare! Era viva e forse sarebbe bastato consolarla un po’ perché lei finalmente le insegnasse a ballare come una dea. Così la gente intorno alla ballerina finalmente avrebbe riconosciuto il suo talento e genio, avrebbero pensato che lei era brava a ballare e che valeva qualcosa.
- Dimmi Ombra – fece la ballerina – dimmi perché piangi! Io invece sono così contenta di sentire che ci sei, che sei vicino a me! Tu balli bene e mi puoi salvare!
Mentre parlava così la ballerina sentì che si stava commuovendo, perché le venne una lacrimuccia sotto l’occhio sinistro soltanto a pensare alla sua ombra che l’avrebbe salvata e consolata. Lei, l’ombra, avrebbe salvato la ballerina, non viceversa!
- Non posso smettere di piangere! – disse però l’ombra con una voce profonda che sembrava provenire da mille anni fa – tu mi torturi! Smettila di esercitarti per essere perfetta, smetti di pensare al giudizio dell’altra gente! Che cosa vuoi che me ne importi dei tuoi parenti o dei giurati? O della gente che nemmeno conosco? Devi ballare con me, solo con me, ballare per ballare, lasciarti trascinare dalla danza e dall’amore per la danza fatta bene, non ti serve nient’altro! Fai così e non lasciarmi sola!
La ballerina fu molto colpita da quelle parole, non sapeva che cosa rispondere, soprattutto perché l’ombra aveva ragione. Non ci aveva mai pensato prima, almeno non razionalmente, ma dentro di sé aveva sempre saputo che la verità era proprio quella lì, quella che l’ombra aveva dichiarato nelle sue parole. La ballerina amava così tanto la danza! Ma aveva sbagliato a curarsi degli altri, del loro giudizio, e persino dei risultati. La danza andava amata per sé stessa, dal profondo del cuore e con il cuore lei doveva ballare. Studiando, esercitandosi, imparando le tecniche alla perfezione, certo, ma senza fissarsi su di sé. Non lei doveva essere al centro, ma la danza stessa. Lei, la ballerina, non era che uno strumento nelle mani della danza: doveva lasciare che questa, la danza, come una dea personificata, la plasmasse, seguisse i suoi movimenti, indirizzasse i suoi piedi e le sue mani. Doveva danzare la danza di tutte le danze, doveva danzare per l’universo intero, con l’universo intero. E soprattutto infischiarsene del giudizio degli altri, giurati compresi.
La ballerina si commosse e pianse un po’. Pianse di gioia, ma pianse moltissimo, come per liberarsi dal peso di anni e anni di solitudine e di dolore.
Da quel giorno l’ombra non parlò più e non danzò più, non da sola. Ma la ballerina ora sapeva che cosa avrebbe dovuto fare. Si mise sulle punte, guardò nello specchio e vide che lei non c’era più. Al suo posto c’era la danza, l’arte, la vita: non le vedeva riflesse, ma le sentiva dentro di sé e con queste, per queste doveva ballare, nient’altro. Questo era già il successo più grande che si potesse desiderare, di più non avrebbe potuto ricevere dalla più generosa provvidenza. E così la ballerina ballò, ballò, ballò benissimo e non smise più di ballare.
Ah, beh, non chiedetele com’è andato poi quel provino, non è importante. La danza adesso era lì, dentro di lei. Tutto il resto sarebbe arrivato, se doveva arrivare, di conseguenza e naturalmente, come un qualcosa in più. Quanto a lei, si sentiva già la donna più ricca del mondo, perché aveva trovato il modo per sentire la vita dentro di sé e di danzare con lei.

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"L’ombra di una ballerina" di Maria Cristina Strati, 5.8 out of 10 based on 5 ratings

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