Concorso Letterario IoDanzo – Prima Edizione
Testo in gara

“In questo momento a lei non importa minimamente di te.”
Jonathan si mosse rigidamente sul sedile foderato di velluto rosso. Gli occhi non si scollarono nemmeno per un secondo dalla figura esile che si muoveva sul palco; però la fronte si corrugò, turbata e infastidita dalle parole dell’amico.
“Guardala…” Ricominciò a sussurrare quest’ultimo, accostandosi obliquamente all’orecchio del ragazzo: “Non percepisce il minimo collegamento con la realtà, con la vita presente, passata e futura. Con ogni probabilità non sa neppure chi è…o per lo meno non le interessa. Il suo nome, la sua famiglia, i suoi amici… i ricordi, i desideri, le paure… Tutto non ha la minima importanza per lei. E tu sei fra queste cose. Sei un elemento esterno, un elemento estraneo entrato in una vita che a lei, ora, non importa minimamente di ricordare.”
Questa volta il più giovane dei due voltò il capo irritato verso il compagno: “Dove vuoi arrivare?” Ringhiò sommessamente.
Gli occhi castani del suo interlocutore lo raggiunsero con una tranquillità ed una saccenza quasi fastidiose. “Voglio farti capire come trattare una donna del genere. O, meglio, cosa aspettarti o non aspettarti da lei. Non sai quanti uomini hanno mandato al macero le proprie vite nella speranza di ottenere da un’artista un rapporto quanto meno… normale. Illusione, mala interpretazione, aspettativa… Tutti errori in cui non devi cadere.”
Jonathan si mosse più nervosamente sul sedile. Gli occhi inquieti spaziavano dalla ballerina che volteggiava sul palco al viso in penombra del suo amico. “Non capisco ancora che cosa vuoi dire.”
Romuald accennò un sorriso affabile. “Voglio dire…che devi essere consapevole di condividere la tua donna con qualcun altro. Qualcuno molto più forte ed influente di te.”
A quel punto l’irritazione di Jonathan sfavillò nel buio, investendo con silenziosa irruenza l’amico: un’altra insistente e muta domanda.
L’altro inspirò, prima di accingersi a fornire la sua personalissima spiegazione. Le sue pupille accennarono a Selina, intenta a danzare sul palco: i muscoli tesi, lo sguardo nel vuoto, il collo imperlato di sottili decori di sudore. “Osserva i suoi occhi…” sussurrò rapito, come incantato nello studiare la creatura che aveva davanti. “Non sta contemplando la realtà. In questo momento lei ha donato il proprio corpo e la propria anima all’Arte. Glieli ha consegnati senza riserve, strappandoli al mondo a cui prima appartenevano. Ogni più piccolo gesto è un dono di grandezza spropositata, di cui mai nessun essere umano potrà essere degno. Ed Ella se lo prende senza concessioni; lo pretende, lo beve come fosse il sangue delle proprie vittime designate. E guarda lì: decine di corpi sacrificati ad Essa, corpi che sentono pulsare in sé una vita diversa da tutti gli altri uomini. Una vita che sa essere appagante ed esaltante oltre misura, ma per la quale han dovuto rinunciare ad una buona fetta della libertà e della tranquillità comuni al resto del mondo. Quella donna, ora, si sta concedendo al più grande dei tiranni e il suo cuore non permette a nient’altro di entrare in esso.”
Le ballerine ruotavano vorticosamente lungo il perimetro del palco, illuminando di colori vividi l’immobilità del teatro.
“Non illuderti che in un momento come questo quella ragazza possa pensare a te.” La voce insinuante di Romuald ricominciò a vibrare nell’aria densa di ammirazione che colmava la platea. “Non potrebbe permetterselo. L’Arte richiede tutta la sua attenzione. Lo spettacolo, il suo lavoro, la sua salute, il suo futuro, la sua reputazione, il suo orgoglio, il suo coraggio, il suo stesso amor proprio… Troppe cose sono in ballo; troppo può dipendere da uno stupido pensiero che se ne va, una frazione di secondo che viene dedicata a qualcosa di esterno ed estraneo… Un passo sbagliato, un vuoto di memoria, una piccola perdita di equilibrio, una spennellatina di mancanza di fiducia… una considerazione, un pensiero, uno sforzo, una paura… e poi: PUF! …Tutto in fumo. Un’opera grandiosa inquinata, rovinata. E pensieri che si portano dietro altri pensieri, emozioni che generano incontrollatamente altre emozioni. Tutto è estremamente fragile nella creazione di un’opera d’arte. E’ come un sottile foglio di cristallo sorretto da un piedistallo di carta: un curioso gioco di equilibri di cui ci si domanda come abbia potuto prendere vita. Perché credi che la gente comune resti tanto affascinata dall’incredibile sinergia con cui riescono ad amalgamarsi i vari elementi di uno spettacolo? Per quale ragione appare così irraggiungibile se messa a confronto con la loro realtà quotidiana? Semplicemente perché non possono capire, non possono vedere. A loro viene presentato il risultato finale e non riescono a comprendere il grande sacrificio che permette a quell’instabile costruzione di esistere.” Voltò nuovamente il capo verso l’amico, gli occhi che vibrarono nel buio. “Io voglio che tu comprenda. No, forse non puoi comprendere. Chi non ha mai sentito la voce dell’Arte dentro di sé non può realmente comprendere. Ma voglio almeno che tu sappia. Ciò che l’Arte pretende dai suoi sudditi è qualcosa di grande; qualcosa che ha insieme la strana sfumatura di un dovere e di un bisogno.” Un lento respiro vibrò nell’aria. “Se deciderai di innamorarti di una donna che vive con questo richiamo nel petto, dovrai essere consapevole di innamorarti di una schiava. Perché un artista non è altro che questo: uno schiavo che idolatra e insieme maledice la sua Padrona.”
Il silenzio tornò a regnare per un po’ fra i due uomini. Romuald posò la schiena al sedile, con rispettosa lentezza, e la sua mente si concedette di godersi lo spettacolo per qualche minuto.
Jonathan, invece, aveva la mente troppo affollata per permettersi di godere doverosamente della musica e della danza che essa si portava appresso. Non gli riusciva di accostare l’immagine che custodiva dentro di sé della ragazza che si era convinto di amare al ritratto scomposto e malsano che il suo amico aveva appena tentato di dipingergli. Del resto una parte di lui percepiva con agitazione assai più lembi di verità di quanti non volesse vedere. E poi c’era quel senso di inadeguatezza. L’inadeguatezza per il fatto di non essere a sua volta un artista, da cui derivava quel senso di distacco e di forse mal giustificata inferiorità nei confronti di chi lo era. Non riusciva a comprendere del tutto le parole di Romuald. Forse proprio perché non era un artista, perché la Padrona non lo aveva mai ritenuto degno di far risuonare la propria voce dentro di lui, di richiamarlo fra le sue schiere, di insinuare il lui quel bisogno di guardare in un mondo lontano dalla realtà e ricreare in quest’ultima un accenno dell’irraggiungibile perfezione che in esso si è potuta ammirare.
Sì, lui non aveva idea di cosa spingesse Selina a rinchiudersi per ore ogni giorno in una stanza per allenarsi e provare. Non riusciva a condividere il suo bisogno di rinunciare a qualsiasi altra cosa pur di perfezionare una figura che, magari, agli occhi inesperti di lui già appariva impeccabile. E tutte le rinunce che giorno dopo giorno andavano a mutilare la sua vita sociale, la sua quotidiana libertà… Sì, la caratteristica visionaria ed esaltata di un artista, che spesso lo porta ad assomigliare in maniera preoccupante ad un fanatico religioso, sfuggiva alla sua pragmatica comprensione.
Tutto in nome di qualcosa di più alto.
Tutto in funzione di una divinità che le anime più misere non riescono a vedere. “Dunque… vuoi dire che la parte più intima di Selina, il cuore del suo più genuino entusiasmo di vivere… sarà sempre un dono esclusivo per l’Arte?” Pronunciò, timoroso del proprio dubbio.
Romuald accennò a un sorriso, annuendo: “La fiamma con cui l’Arte accende i cuori delle persone ha bisogno della loro più completa devozione. E dopo averla provata, dopo averla assaggiata… gli artisti non possono più farne a meno. L’Arte è la più grande droga dell’anima: mostra dimensioni tanto alte e inebrianti da non permettere più a un individuo di vivere in pace, se strappato via da esse.”
“Per cui vuoi dirmi che non dovrei mai in nessuna maniera tentare di allontanare Selina dalla danza e dovrei sottostare ad ogni sua esigenza legata all’Arte. Perché… non rinuncerebbe mai a Lei per me.” Sembrava turbato nel pronunciare quelle parole.
Romuald lo graziò con uno sguardo interessato quanto compiaciuto: “Vedo che inizi a capire.” Posò di nuovo la nuca alla poltrona, gli occhi rivolti verso il palco. “Non potrà mai discostarsi da Lei senza il più terribile dolore. L’Arte è molto esigente. Più esigente di qualsiasi amante.”
La donna, in mezzo alle altre ballerine, continuava a muoversi come se la Grazia in persona ne stesse muovendo i fili. Una grazia illusoria. Una leggerezza ottenuta con la più estrema fatica.
Il ragazzo cominciava ad intravvedere l’infida essenza dell’Arte che Romuald tentava di mostrargli. La Vita in cambio della Bellezza.
Un altro dubbio varcò la sua mente: “Ma lei ha scelto consapevolmente di dedicarsi all’Arte. Così come potrebbe, in conseguenza ad un sentimento forte come l’Amore, decidere consapevolmente di dedicarsi… a me.”
Il modo in cui Romuald sghignazzò amaramente non gli piacque neanche un po’.
“Ah! Scelto consapevolmente! Nessuno sceglie consapevolmente di seguire l’Arte. Fin dall’inizio è Lei che sceglie, è lei che chiama. Gli uomini possono solo rispondere. E, come ti dicevo, dopo aver provato una volta a cedere alle Sue richieste, a lasciarsi guidare dalle sue indescrivibile promesse… non torneranno più indietro. Gli artisti la vogliono, la bramano, desiderano con tutti loro stessi che sia Lei il loro destino. Perché sanno che non potrebbero vivere senza. Per cui è ovvio che tutto il resto passa in secondo piano. Ah, l’Arte è furba quanto egocentrica! E’ il desiderio di se stessa che riesce a infondere nei cuori umani. Così genera uno stuolo di servi pronti a dare quella che comunemente verrebbe definita “felicità” – almeno secondo la più diffusa e mediocre ottica della massa – per diffondere la sua voce in cambio di un appagamento speciale che Essa sola è in grado di elargire. Tutte le altre passioni, godimenti, piaceri non potranno rappresentare un motivo sufficiente per rinunciare a quell’appagamento.”
Già da un po’ Selina non era più sul palco. Altri suoi colleghi danzavano senza di lei.
Per un terribile attimo Jonathan ebbe l’impressione di osservare un insieme di marionette in catene, sferzate da un’invisibile quanto immensa Dominatrice che si infilava come un fumo allucinogeno nei loro cuori. E non riuscì a comprendere se quelle persone, che faticavano e mettevano la loro vita al servizio dell’Arte e del pubblico che, più o meno consapevolmente, veniva ad ammirare la loro opera, fossero essere umani più grandi del resto della popolazione umana, in grado di vedere al di là della realtà concreta e limitata… oppure se fossero un particolare genere di folli che vivevano seguendo un bisogno del tutto irrazionale e inconsistente.
“Non metterti mai contro l’Arte.” Ricominciò Romuald, senza staccare gli occhi dal palcoscenico. “Non devi essere un rivale, bensì un aiuto. Se non vuoi perdere la tua donna, lascia che beva dalla sorgente dell’Arte, che si nutra del bisogno di schiavitù che ormai ha preso possesso del suo cuore. Stalle accanto, perché avrà bisogno di essere sostenuta nel suo sacrificio. L’amore umano non deve essere un ostacolo per la sete di Arte, bensì un appoggio, un conforto, un incoraggiamento. Partendo dal presupposto che non puoi vincere sull’Arte senza rendere infelice la tua donna, non ti resta che affiancare le sue necessità ed essere la scintilla che le farà amare pure questo incompleto mondo reale oltre alla lontana promessa di perfezione a cui anela e continuerà per sempre ad anelare.”
Jonathan sospirò con lentezza. La musica che continuava ad accarezzargli le orecchie scivolava via sempre meno importante, mentre una nuova, rassicurante tranquillità trovava dimora nel petto del giovane. “In definitiva” Incominciò a mormorare, “mi stai dicendo che non devo permettere all’amore per lei di trasformarsi in un nemico che possa rischiare di sbriciolare i suoi sogni, le sue mete e la sua personalità.”
Ancora un volta Romuald sorrise: “Esattamente. Dalle qualcosa di più, non pretendere qualcosa in meno. Perché togliere l’Arte ad un Artista equivale a strappare le ali ad un’aquila.”
Lo spettacolo si concluse in un turbinio di svolazzi, di suoni e di emozioni.
Quando giunse il momento degli applausi e degli inchini. Selina fece sfrecciare i suoi sfavillanti occhi azzurri in direzione di Jonathan. Quello sguardo carico di vita, di una soddisfazione ottenuta con fatica, di quell’appagamento peculiare che solo ad un artista è dato sperimentare riversò tutto il suo entusiasmo in un amore impaziente di condividere le sue segrete ed incredibili conquiste. Un amore che non doveva competere con l’Arte, per esistere, ma che dei doni di Essa, per quanto sofferti, si rafforzava.
Posando il capo su quell’accogliente velluto scarlatto, Jonathan sorrise.

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"La Padrona" di Irene Sualdin, 6.8 out of 10 based on 11 ratings

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