Concorso Letterario IoDanzo – Seconda Edizione
Testo in gara

Questa è la voce del mio cuore, un cuore che soffre d’amore, ma non dell’amore che lega due persone animate dalla voglia di prendersi cura l’una dell’altra, bensì di quell’amore che non conosce spazio, non conosce tempo, che è magia, sogno, fantasia e realtà.

E’ l’amore per la mia passione, per l’Arte in tutte le sue sfumature e sfaccettature, per il canto, per la danza, per la recitazione, per la scrittura, per tutto ciò che in qualche modo contribuisce alla realizzazione di ciò che noi definiamo “Spettacolo”.

E’ una passione che arde nel profondo del mio animo, che lotta contro quella razionalità che spesso mi travolge portandomi a commettere errori e che non le consente di dare sfogo a tutto il suo potere e al suo splendore.
E’ talmente forte che non riesco a farne a meno e avrà sempre un posto predominante nella mia vita. Ecco la mia storia:

Era il Marzo del 1989 quando nacqui, una bambina graziosa con due occhioni blu e un sorriso così dolce da intenerire tutte le persone che mi circondavano.
Trascorsi il primo anno in quella spensieratezza totale insita nell’innocenza dei bambini.
Ricordo che, grazie alla presenza di filmati realizzati da mio padre sin dalla nascita mia e di quella dei miei fratelli, già dal primo anno e mezzo cominciai a canticchiare, a inventare musiche e parole, parole che la mia memoria rievoca con tanto amore: “Ta ta ta-La la la” e a ballare muovendomi con quella delicatezza singolare propria delle ballerine di danza classica.

Gli anni passarono velocemente fino a quando, seduta a guardare la televisione nella mia terra natia, la Germania, in cui vivevo con la mia famiglia, mandarono in onda il video della canzone: “I will always love you” di una delle cantanti che presto sarebbe diventata la più affermata e di rilievo nell’ambiente musicale, ossia Whitney Houston.

Questa canzone ebbe un impatto talmente forte su di me da farmi emozionare e commuovere. E fu proprio da quel momento che cominciai a sentire intensamente il bisogno, l’esigenza, la necessità e la voglia di esprimere tutte le mie emozioni, le mie sensazioni, i miei stati d’animo e a trasmetterli attraverso uno dei doni che avevo innati: il canto.

Ogni giorno posizionavo e accendevo la telecamera che aveva acquistato mio padre per filmarci nei diversi momenti delle giornate e realizzavo video in cui cantavo tutte le canzoni che conoscevo e ballavo coreografie da me inventate.
Furono gli anni più belli della mia vita e come se non bastasse, non mi limitavo a cantare o a ballare da sola, ma coinvolgevo mio fratello e mia sorella, talvolta anche i miei genitori e via via, nel corso degli anni, persino i miei cugini e le mie amiche.

Era tutto il mio mondo, non vi era giorno in cui io stavo ferma a guardare senza ballare o cantare o addirittura a scrivere.
Sin da piccola adoravo scrivere, la scrittura mi rendeva forte e in grado di esprimere ciò che le parole dette a voce non riescono a comunicare, tant’è che vinsi il secondo premio ad un concorso letterario al quale partecipai per aver svolto uno dei temi migliori della mia scuola sull’11 Settembre, anno dell’attacco terroristico che portò alla caduta delle Torri Gemelle in America.

Fui veramente fiera e orgogliosa di me stessa e del lavoro che avevo fatto.
Continuavo a crescere e le mie passioni fluivano sempre più nelle mie vene, continuavano a consolidarsi e a fortificarsi, passione e arte si fondevano sempre più fino a suscitare un’esplosione di emozioni e tutto questo risultava essere talmente importante da farmi abbattere tutte quelle paure, la paura di sbagliare e di non essere capace e in grado di fare qualcosa, la timidezza, tutte quelle barriere che io stessa avevo innalzato e che avevano rappresentato per un breve lasso di tempo, un blocco e un limite.
Fu proprio in virtù di questo mio rinnovato spirito artistico che arrivò finalmente il momento in cui per la prima volta mi esibii dinnanzi al pubblico.
Fu la mia prima recita alle scuole elementari che diede il via a tutte quelle bellissime esperienze (spettacoli, manifestazioni, concorsi, casting, provini) che avrei fatto successivamente e che segnò un passaggio fondamentale della mia vita.

Cominciai a cantare e a recitare in inglese, capacità sviluppata grazie alle mille canzoni straniere che ascoltavo e alla pronuncia che in tutti i modi cercavo di affinare.
Continuai a partecipare alle recite scolastiche durante le quali mi veniva sempre offerta la possibilità di dimostrare quello che di più sapevo fare, cantai tantissime canzoni, ballai il “Can Can” e recitai ogni volta che ne avevo la possibilità.

Amavo stare sul palco.
Prima di salirci provavo un forte imbarazzo, timore, ansia, ma era proprio nel momento in cui mettevo piede sul palco che tutte queste mie paure e incertezze svanivano.
Mi sentivo forte più di chiunque altro, mi sentivo bene, ero me stessa, mi sentivo libera di poter esprimere quello che sentivo e che provavo, ma soprattutto era proprio il pubblico a donarmi quella forza e quella grinta di cui avevo bisogno.
Quando guardavo nei loro occhi vedevo trasparire la voglia di ascoltarmi e di vedermi al centro dell’attenzione e questo era ciò che mi regalava tanta soddisfazione e che mi rendeva veramente felice.
Non volevo mai smettere di esibirmi quando mi trovavo sul palco, volevo continuare a farlo all’infinito, ero continuamente animata dal potere della musica.
Sognavo di cantare e quando cantavo, cantavo il mio sogno.
Era tutto così bello, un sogno che sempre più spesso diventava realtà.
Partecipai a spettacoli in alcuni teatri, locali e nazionali, sia per promuovere la campagna Telethon, che per esibirmi nel canto, a eventi canori di vario genere, a concorsi, a master, a eventi di moda, sfilate e concorsi di moda, all’evento musicale dedicato al mio concittadino, divenuto campione del mondo nell’estate 2006, realizzai un musical insieme ad alcuni ragazzi che come me e con me condividevano la passione per tutto ciò che è arte, per la danza, la musica, il ballo, la recitazione. Tutti questi eventi si susseguivano e si moltiplicavano senza interruzione.
Realizzai inoltre, con il sostegno della mia famiglia e del mio maestro di canto, un cd contenente cover da me cantate, lo promossi nel mio paese e al di fuori della mia provincia e ci furono conferenze in cui importante fu la presenza del sindaco e di altre autorità influenti nella politica e nella promozione della cultura e dell’arte in tutte le sue forme.
Significativa fu soprattutto la presenza delle televisioni locali le cui interviste mi diedero la possibilità e l’opportunità di farmi conoscere.
Una delle esperienze che mi rimane tuttora impressa fu la mia partecipazione, in veste di regina nera, ad uno spettacolo che si tiene ogni anno in estate e per cui il mio paese è conosciuto, ovvero la “Partita degli scacchi viventi”: consiste nel riportare una partita di scacchi tenutasi alla corte del Re Filippo II di Spagna nel 1575 tra un mio concittadino, il quale riportò un’importante vittoria e la concessione di un titolo onorifico per il suo paese, in virtù del fatto che lui stesso divenne il primo campione di scacchi d’Europa e del Nuovo mondo, e un prelato della Corte spagnola.
Continuò così fino al momento in cui feci il mio primo casting.
Ero emozionatissima, sarei dovuta partire, avrei visto cose e posti nuovi e conosciuto persone che mi avrebbero lasciato qualcosa e dalle quali avrei potuto imparare molto, ma più di ogni altra cosa ero emozionata perché avrei mostrato la mia arte, il mio talento a professionisti nel settore e sarei stata giudicata per la mia performance.
Purtroppo e anche per fortuna, il mondo del canto, così come della danza, della recitazione, dell’arte e dello spettacolo è molto complesso e richiede molta dedizione e soprattutto molto studio per poter arrivare veramente in alto, per poter far si che il sogno si tramuti in realtà e per poter avverare tutti i desideri.
E’ una strada lunga, ricca di difficoltà ma che, a prescindere da come vadano le cose, spesso regala molte soddisfazioni, in particolare quando la famiglia e noi stessi facciamo sacrifici per ottenere il meglio.
I frutti di un duro lavoro prima o poi si raccolgono.

Il talento, l’arte sono innati, ma è con il coltivare giorno per giorno la propria passione, con la costanza, la determinazione, l’ambizione, la forza di volontà, il giusto spirito e soprattutto quando si fanno le cose con il cuore che l’arte vera e propria appare nel suo maggior splendore ed è in grado di raggiungere l’apice, il punto più profondo dell’animo umano.

E questi elementi, insieme a tutto l’ impegno che mostravo nel fare qualcosa mi avevano accompagnato e guidato in tutto il mio percorso portandomi ad ottenere vittorie, riconoscimenti e giudizi tali da farmi pensare che c’erano persone che credevano veramente in me e che erano riusciti a leggere nei miei occhi e nel mio volto la felicità propria di chi ci mette il cuore e tutto l’amore in quello che fa, al fine di rendere felice chi ascolta o chi guarda.

Questa mia gioia però svanì di colpo dopo aver partecipato a un master di canto, in cui persone competenti, professionisti nel settore formularono giudizi sulla base di ciò che avevano visto o ascoltato non tenendo conto dell’emozione, dell’ansia che ognuno di noi può provare giustamente prima di un’esibizione.

I giudizi, le critiche che mi erano state rivolte ebbero un impatto troppo forte su di me.
Cominciai ad avere dubbi sul mio lavoro, sulle mie capacità e potenzialità e, anziché servirmi da insegnamento e spronarmi a tirar fuori tutta la grinta che avevo per dimostrargli il mio valore, queste critiche non fecero altro che farmi chiudere in me stessa e farmi pensare che tutto il lavoro che avevo fatto fino a quel momento non era servito a niente.
Mi sbagliavo, mi erano state rivolte per qualche ragione, per imparare sempre di più, per dare il meglio di me sempre, per stimolarmi, per suscitare una reazione.
Tutto ciò che mi faceva sentire me stessa, che mi faceva sentire bene, mi creava un disagio psicologico.
In aggiunta e successivamente, incontrai persone false, pronte a fare qualsiasi cosa pur di scavalcare gli altri, persone che non credevano più in me, nelle mie capacità, nelle mie potenzialità, nel mio talento e questo mi portò ad una profonda analisi e riflessione.
Gli stimoli che avevo e che mi venivano dati, pur avendo il sostegno della mia famiglia e della mia maestra di canto, si dissolvevano come fossero polvere.
Ero molto delusa nel vedere quanta cattiveria e quanta competizione cattiva, non sana e leale esistesse tra chi, come me, custodiva la cultura dell’arte.
Non cantavo più, non ballavo più, non facevo più niente di tutto ciò che mi aveva reso felice e libera fino a quel momento.
Dentro di me provavo un senso di vuoto indescrivibile, un senso di insoddisfazione, di frustrazione, di sofferenza e sapevo che sbagliavo, non era giusto privarmi di qualcosa che per me è vita, è ossigeno, qualcosa di cui non riesco a fare assolutamente a meno.
Non potevo permettere che le critiche rivoltemi potessero distruggere il mio sogno.
Sono proprio queste piccole delusioni che devono spronarci a tirar fuori la grinta necessaria per affrontare le difficoltà presenti in ogni campo esistenziale.
Io purtroppo mi lasciai sopraffare da questi giudizi e la situazione mi sfuggì di mano.
La mia delusione durò qualche anno, anni in cui dedicai tutto il mio tempo allo studio, laureandomi e seguendo un master, fino a quando sentii che non potevo più tenere tutto dentro reprimendo le mie emozioni, le mie sensazioni, non potevo tenere a freno il mio dono e così decisi di ricominciare, più forte di prima e con tutta la grinta che mi era mancata per molto tempo.
Ripresi a seguire le lezioni di canto, le lezioni di danza caraibica, a partecipare a serate varie in cui ci si divertiva ballando e cantando e mi sentii subito libera, libera di esprimere la mia arte, la mia musica.
Purtroppo ad oggi, causa la rilevante crisi che ha colpito il nostro Paese, mi trovo a dover affrontare difficoltà molto più grandi, quelle che non mi consentono di continuare a studiare per avverare il mio sogno, ma io sono fiduciosa, non ho alcuna intenzione di perdermi d’animo, vado avanti per la mia strada, continuerò a danzare, cantare, recitare, scrivere, e soprattutto continuerò a “Sognare” poichè sono questi gli unici momenti che mi offrono la possibilità di estraniarmi dal mondo reale e di rinchiudermi nel mio mondo magico.

Victor Hugo disse: “La musica esprime ciò che è impossibile da dire e su cui è impossibile tacere”1. E’ una citazione talmente vera che ha lasciato un segno indelebile nel mio animo e che porterò nel mio cuore e nel mio lungo cammino per tutta la vita.
Questo mio racconto vuole contribuire a esortare i “custodi dell’arte” a mantenere sempre un atteggiamento positivo, anche quando le cose vanno male e non vanno per il verso giusto, a mantenere vivo ogni dono che si possiede, a coltivarlo giorno per giorno e a non permettere mai a nessuno di distruggere e di privarci dei nostri sogni.

Certo, ci vorrà tanta costanza, tanto impegno, tanta determinazione, fiducia nelle proprie capacità e potenzialità, tanto amore, tanta forza, coraggio e grinta e soprattutto bisognerà metterci sempre il cuore in tutto ciò che si farà perché, come mi è stato insegnato e ho vissuto sulla mia pelle nel corso della mia vita, si potrà pure cadere e pensare che tutto sia finito, ma sarà proprio quello il momento in cui tutto avrà inizio e ci si potrà rialzare più forti di prima.

Bisognerà lottare con tutte le energie a disposizione poiché ognuno di noi disporrà e farà sempre sua un’arte, ma il compito più difficile sarà fare dell’arte la propria vita.
“Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usa l’arte per guardare la propria Anima” 2.

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"Il mio sogno senza ali" di Michela Francesca Le Rose, 8.4 out of 10 based on 140 ratings
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