Concorso Letterario IoDanzo – Prima Edizione
Testo in gara

Angela è una ragazza dall’anima forte ma gentile. Forte nel temperamento ma gracile nel fisico.

Fin da piccola sente un’irrefrenabile voglia di dare ritmo alla propria esistenza, sofferente per alcuni, enigmatica per altri. Fin dalle prime ecografie i genitori di Angela ricevono un terribile verdetto. Spina bifida. Un verdetto che suona come definitivo. Angela viene al mondo; quasi strappata alla vita ancor prima di aver vissuto la sua spinta verso di essa incontra la competenza e l’umanità dei molti medici alle cui cure viene affidata. E Angela non molla, ce la fa. Cresce caparbia e con lei la voglia di seguire il ritmo del suo cuore.

Non vi è luogo dove la sua voglia di ballare non trovi una valvola di sfogo. Ma c’è sempre quella divisione profonda tra lei e il mondo. E quasi il pudore di non mostrare agli altri, alla luce del sole, ciò che le è stato detto che una come lei non era il caso mostrasse. Quelle gambe che non sono perfette e quei movimenti minati dalla difficoltà di equilibrio che non le permetteranno mai di danzare sulle punte.

Quelle braccia che sono rimaste per troppo tempo quasi attaccate inesorabilmente al corpo. Le sue mani non hanno mai affermato la sua ragione di esistere con gesti ampi e decisi. Timidi i movimenti, timidi i suoi sogni quasi a non voler disturbare chi quei sogni li può seguire per diritto di nascita perché come dice una canzone di Ligabue: “..e il mondo che ti dice tu pensa alla salute, che c’è chi pensa a quello a cui non pensi tu..” E invece lei ci ha sempre pensato a tutto ciò che avrebbe voluto fare dal profondo del suo cuore.

Certo il tempo per sognare non era molto. Non poteva dedicare ai sogni tutto il tempo che ci dedicano i bambini che possono dare la salute quasi per scontata. Lei no. Le sue giornate, i primi anni, trascorrevano tra i doveri di scuola e le tante ore in cui la cura di quel suo corpo strano la costringeva tra fisioterapia e nuoto, sempre nello stesso noiosissimo stile, il dorso che, le dicevano, servisse a mantenere in posizione corretta la schiena. Tutto tempo trascorso in quell’interminabile serie di pratiche che ti tengono prepotentemente attaccata a quella realtà corporea da cui vorresti soltanto fuggire. Fuggire con la fantasia di cui solo i bambini sono capaci. Quella fantasia che non riesce mai a occupare il posto della realtà.

Quelle mani di bimba non avevano nemmeno mai osato disegnare nel cielo la forma delle nuvole.

Eppure lei guardava con amore e passione a quel mondo. Voleva volare Angela, più forte di quel corpo che teneva i suoi sogni incollati a terra.

Lei lo sa che nella danza ogni centimetro del nostro corpo trova modo di esprimersi nell’incontro con altri corpi ma, fino a quel momento, per lei la danza era accessibile solo ai corpi statuari e perfetti.

Fino a quel giorno. Il giorno in cui tutto cambiò. Due parole unite in una magica sinfonia, due parole che per lei sono diventate sinonimo di occasione, possibilità, sogno, vita.

DanceAbility.

Un mondo dove la diversità diventa fantasia e dove il ritmo diviene garanzia di uguaglianza.

In quella palestra, su quel palco una carrozzina è molto di più che un ausilio per il movimento di una persona. Diventa, per tutti, possibilità di nuovi sguardi, un appoggio diverso da cui partire per creare sempre nuove splendide coreografie. Una stampella può diventare uno strumento per battere il tempo o un’asta su cui più persone possano mettere le proprie anime in comunicazione, ognuno con la propria e personalissima danza, ognuno con un proprio messaggio da regalare agli altri. Mani che sfiorano altre mani, occhi che incontrano altri occhi o accarezzano la pelle di un compagno. Schiene, braccia e gambe che divengono basi d’appoggio su cui qualcun altro potrà esprimere se stesso in quel rapporto di fiducia, sicurezza e poesia che solo nella danza si riescono a creare.

Oh come ricorda bene Angela quella prima lezione in quella grandissima e fredda palestra. L’emozione a riscaldarla e un’incredibile voglia di cimentarsi in quegli incredibili passi e salti visti molte volte alla TV. Ma la danza non è solo questo. Per danzare devi conoscere il tuo corpo. In ogni sua parte. Le prime lezioni furono un incredibile viaggio alla scoperta di muscoli mai mossi e di articolazioni da sciogliere. Concentrazione, respirazione e sensazione più importanti del movimento.

Carla Fracci e Raffaele Paganini (i suoi idoli da fanciulla) quel corpo che facevano volare su un palco loro lo conoscevano molto bene. A movenze così maestose si arriva solo educando a dovere ogni parte del corpo. E Angela scoprì così, con grande stupore, cosa sono in grado di fare due dita che comunicano tra di loro, un busto che si ritrae all’allungarsi di un altro, due sguardi che si accarezzano e persino il cogliere un fiore immaginato a terra. Non si esordisce con le piroette sognate. Non fu la danza a trasformarsi nella sua ragione di vita; ma è tutta la sua vita ad essersi trasformata in una danza. Non un miracolo di guarigione a permetterle di ballare ma il miracolo di scoprire che proprio quel suo corpo diverso le avrebbe, da quel momento in poi, permesso di toccare le stelle. Anche lei poteva finalmente danzare il suo GRAZIE alla vita.

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“Danza la vita” di Gabriella Moret, 6.6 out of 10 based on 7 ratings

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