Concorso Letterario IoDanzo – Seconda Edizione
Testo in gara

 

Mi chiamo Lia ho vent’anni pratico danza contemporanea da tre  in una scuola dove ci sono vari stili. Vivo a Novara con mamma Fiorella, papà Bruno e mia sorella Enrica. Ho iniziato ad avere questa passione dieci anni fa, quando mia cugina mi ha invitato ad un suo saggio. E’ stato bellissimo ed emozionante: in quel frangente la mia immaginazione ha iniziato a volare. Ho subito avuto il desiderio di provare anche io, i miei genitori, però, nonostante le mie richieste mi hanno fatto fare altri sport.

A diciassette anni mia nonna Gina vedendomi triste, mi ha iscritto lei, ho iniziato così la prima lezione. In classe con me ci sono altre undici ragazze coetanee e l’insegnante Luca. Le lezioni sono due alla settimana di un’ora e mezza l’una, dove si impara una coreografia sia per il saggio finale sia per partecipare ai concorsi. Gli esercizi di riscaldamento sono molto faticosi e a volte, stanca dal lavoro, non riesco a dare il massimo. Il gruppo è molto affiatato e i movimenti del corpo sono armonici e spesso sembriamo una cosa sola che balla. Un giorno entrando in palestra, avverto un’aria di festa. Prima della sessione infatti, il maestro annuncia che il 18 marzo dobbiamo partecipare ad un concorso con la nostra coreografia. Ci sarà una selezione perché il numero delle concorrenti è dieci mentre noi siamo dodici. Iniziano a tremarmi le gambe, a sudare le mani e mi viene pure un nodo in gola. Luca se ne accorge ma non dice nulla, anzi comincia subito con gli esercizi di riscaldamento. Nel frattempo fuori nel corridoio c’era un ragazzo vestito di nero seduto su una sedia davanti alla porta vetro. Ci guardava in silenzio, attento ad ogni nostro movimento. Alla fine della lezione, l’insegnante ci fa mettere in fila indiana. Con la faccia stupita e borbottando facciamo ciò che ci dice. All’improvviso si apre la porta, entra Francesco, si siede per terra, si presenta e inizia a dire dei nomi.  Incredibile ma vero, sono nel team che andrà a fare la gara a Roma. Corro nello spogliatoio con l’adrenalina a mille il cuore mi batte forte e le lacrime scendono come un fiume in piena. All’uscita vedo Francesco in piedi, con un sorriso si avvicina e mi fa i complimenti. Io sono molto emozionata e con un filo di voce dico grazie. Rientro a casa e do subito la notizia alla mia famiglia che fortunatamente è contenta per me.

I giorni successivi passano lenti e le prove sono intensive. Io ho deciso di licenziarmi, voglio provare a fare la ballerina. I miei genitori non la prendono bene, ma poi visto i miei risultati mi lasciano continuare. Arriva il fatidico dì della partenza per la capitale. Raggiungiamo la meta con un pulmino da nove e una macchina. Al palasport ci sono tante squadre, che vengono presentate una ad una. In attesa del mio turno guardo attentamente tutte le coreografie. Giunge il nostro turno, sicure di noi saltiamo in pedana, l’emozione sale, abbiamo seimila occhi puntati addosso. Inizia la musica, lentamente i passi e movimenti armonici a ritmo delle note di Music was my future di John Miles coinvolgono il pubblico e alla fine della performance un applauso scrosciante risuona forte. Io piango di gioia, mentre guardo dritto davanti a me.

Le luci si alzano e noi usciamo di scena, la giuria ha già votato. Ci sediamo in attesa della fine, manca solo un gruppo poi, si saprà il risultato. I miei pensieri volano, i brividi invadono tutto il mio corpo, il mio cuore batte forte. E’ incredibile, quello che sto vivendo in questo momento magico, non avrei mai pensato di fare questa esperienza. Ad un tratto ho una sensazione, come se qualcuno mi desse un pugno nello stomaco. Volgo lo sguardo verso sinistra, vedo Francesco in giuria. I nostri occhi si incrociano furtivamente per un solo momento. La melodia finisce, il plauso. Alcuni addetti metto il podio e dopo la sigla della manifestazione lo speaker elenca i tre vincitori. Noi arriviamo prime, ci premiano con le medaglie.

Durante la festa Francesco mi viene a salutare e mi dà appuntamento a scuola. Sarà lui il nuovo coreografo, Luca ha dei problemi famigliari e deve tornare alla sua città di origine. Io contenta gli faccio un sorriso, poi vado via è ora di cambiarsi, bisogna tornare a casa. Durante il viaggio di ritorno mi addormento e sogno: “mano nella mano passeggiamo nel parco, lui mi bacia, siamo fidanzati.” Ad un certo punto sento che Lucia mi scuote, io salto sul sedile urlando. La guardo negli occhi e lei mi dice che siamo a casa. Scendo con la faccia imbronciata e assonnata apro la porta entro e vado subito a dormire. Domani è un altro giorno e al risveglio inizierà il cammino verso una carriera, quella che ho sempre desiderato.

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"Danza, fuoco che arde le mie emozioni" di Manuela Mariani, 6.5 out of 10 based on 2 ratings
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