Concorso Letterario IoDanzo – Prima Edizione
Testo in gara

L’uomo può essere paragonato a una nuvola che ama muoversi lentamente da un luogo all’altro cullata dal vento incessante. Il suo eterno movimento crea vita a momenti, istanti e presenti collocati al di fuori del tempo convenzionale che somigliano a visioni oniriche senza meta. Così come la nuvola che al principio occupa uno spazio aereo, per abbandonarlo poco dopo, mostrandoci al contempo la sua inafferrabilità e la sua continua dinamicità e producendo l’eterna dicotomia tra reale e irreale così, l’uomo è da sempre combattuto tra razionalità e irrazionalità, realtà e irrealtà.
“L’uomo libero è come una nuvola bianca. Una nuvola bianca è un mistero; si lascia trasportare dal vento, non resiste, non lotta, e si libera al di sopra di ogni cosa. Tutte le dimensioni e tutte le direzioni le appartengono. Le nuvole bianche non hanno una provenienza precisa e non hanno una meta; il loro semplice essere in questo momento è perfezione”.
Soltanto liberandoci dalle forme convenzionali imposteci dalla società, dalla comune morale e abbondonandoci al caso, l’uomo può distaccarsi dalla sistematicità su cui è basata la “vita moderna”. Partendo da tale metafora voglio raccontare il percorso di vita dell’artista emergente Valeria Tedeschi che ha deciso di omaggiare l’arte circense e la ricerca introspettiva vivendo senza meta o fissa dimora, come al di fuori del tempo, conservando soltanto la visione interna delle cose: come fosse una nuvola. Sintesi personale dell’esperienza e della fantasia scaturita da questo mondo suggestivo che vende sogni e si adatta a ogni forma e colore della vita, Valeria in arte Wendy ha riscoperto molteplici personalità represse, assopite e dimenticate sviluppando in tal modo, l’idea del continuo movimento. Viaggio mentale e visivo in rapporto costante con la realtà. Ripercorrendo a ritroso le tappe salienti della nostra storia, l’individuo è riuscito soltanto grazie all’identità e alla libertà personale a creare forme non ripetibili “uniche” capaci di seguire la risonanza degli eventi: identificandosi con se stessi e con i propri bisogni si concretizza il continuo movimento.
La teoria del continuo movimento fu sviluppata dal filosofo greco Eraclito che con le famose parole “Panta rhei os potamòs” ovvero “tutto scorre come un fiume” voleva spiegarne l’incessante flusso del tempo. Ogni nostro gesto, pensiero, istante non potrà mai essere uguale a un’altro perché tutto cambia inesorabilmente sotto i nostri occhi increduli. Per quanto infinito sia quello che chiamiamo memoria, essa non è mai capace di trattenere, fermare per un attimo il nostro pensiero. Gli scrittori dedicano la vita alle parole e ai pensieri che l’anima gli sussurra; la scrittura gli permette di tratteggiare il presente di ricordi perduti.
“ Il mio scopo è mettere il lettore in uno stato mentale così elastico da farlo sollevare sulla punta dei piedi”.
Il danzatore/attore comunica tramite i movimenti del corpo e la mimica facciale; danza intesa come atto unico per l’intrinseca capacità di rappresentare i sentimenti più intimi.
“Un gesto è bello soltanto quando ha dipinto la tristezza, la tenerezza, la fierezza-in una parola l’anima.”
L’artista circense è anch’esso alla continua ricerca del movimento tramite la danza, l’utilizzo delle arti aeree e la corda; vuole in tal modo rappresentare un mondo visionario-onirico, paradosso tra quotidiano e surreale. L’artista stesso diventa materiale primario della scena “mediatore del tempo e dello spazio” che utilizza il suo corpo come reagente tra i vari elementi: esercizi fisici, ritmici e introspettivi.
L’ispirazione è carpita dalla quotidianità e dalle persone che ci circondano: la musica, i libri, le immagini e soprattutto i viaggi che contribuiscono ad alimentare la fantasia. Secondo Wendy “noi viviamo in questa continua diversità e di questa continua diversità”: il suo studio è indirizzato alla ricerca d’immagini anacronistiche unite al moto e mescolate a competenze scenografiche d’illustratrice, scultrice, street artist costumista.
Importanza primaria, nella formazione di questo processo è attribuita alla costruzione dell’immagine “visual-performace” e al viaggio per poi suddividersi in varie analisi più specifiche.
La visual performance:Il pensiero umano è sempre stato dominato dalle immagini rispetto alle parole, (processo mentale che avviene in modo del tutto automatico) ciò è dimostrato dall’importanza della cultura iconoclasta classica; altre volte invece la rappresentazione di alcuni concetti risulta complicata poiché, non esistono linguaggi universali per descrivere immagini appartenenti al mondo fisico come ad esempio la nuvola. Le immagini sono per noi la realtà, non spiegano il funzionamento e neanche le regole da seguire ma rappresentano un’immagine-illusione della realtà mentre, le espressioni verbali rimangono soltanto delle astrazioni. L’immagine consente allo stesso tempo di ipotizzare le regole e il funzionamento della realtà, rendendo possibile la costruzione di un prototipo o modello ideale “archetipo”. La nostra conoscenza del mondo inizia dall’immagine, da essa possiamo costruire dei modelli: questo è il compito che spetta al nostro intelletto. Nasce da qui la visual-performance: simbiosi tra arti visive e performances dal vivo.
CONCRETIZZAZIONE PROGETTO:
Il mapping: nome con cui Wendy ha stabilito di nominare una determinata scheda adattabile ad ogni città che ha potuto vivere; tale strumento viene utilizzato per documentare e segnare la direzione, l’andamento, il cambiamento e l’attesa.
Le prime città su cui comincia a lavorare sono: Istanbul/ Roma.
Il lavoro viene suddiviso in tre sezioni diversificate: visual mapping- video art, mind mapping and body mapping.
Visual mapping-video art: la visual mapping è la riproduzione tramite l’immagine visiva che si attua osservando il movimento frenetico delle persone in città.
Il video serve a dipingere come un qualsiasi corpo interagisca con il tessuto urbano quotidiano: come una nuvola ogni individuo, si muove all’interno di un reticolo, spaziando da un luogo ad un altro seguendo un suo personale percorso segnato dalle proprie scelte e punti ideali rapportato alla meccanica struttura della società in cui suo malgrado vive.
Video come occhio onnisciente che funge da voyeur: visione invisibile e muta attraverso cui il corpo macchina (che supporta la situazione circostante senza consumare le azioni) filma freddamente in quanto vuota di emozioni un atto reale.
La funzione del video è quella di creare potenzialità a colui che vede con l’occhio dell’immaginazione e della visione. Questo video verrà proiettato nella live performance al contrario per dar modo di osservare anche da un altro punto di vista. Le tecniche utilizzate spaziano dalla stop motion, animazione al timelapse e verrà lavorato in postproduzione con interventi grafici e illustrativi.
Mind mapping-installazioni: Con il termine mind mapping si indica una visione con gli occhi della mente riprodotta tramite installazioni nel suolo urbano. Le installazioni simboleggiano linee e percorsi differenti. Non si possono conoscere le motivazioni che hanno condotto un passante nella scelta di un determinato itinerario ma attraverso provocazioni spettacolari e installazioni artistiche si può tentare di risvegliare la coscienza creativa di ciascun spettatore. Agendo sull’aspetto estetico di un oggetto convenzionale e modificandolo, si riesce a rompere il canone borghese che lo caratterizza. Le installazioni verranno documentate con foto e con la realizzazione di un libretto illustrativo che ne spiega il contenuto.
Mind-body (mapping-danz), teatro fisico e circo: il mind-body mapping vuole essere la riproduzione live di performance danzate, di teatro fisico e di eventi del circo. Il movimento e le proprietà del corpo interagiscono con lo spazio. La ricerca del movimento trasforma il corpo come se fosse una mappa geografica, individuandone confini e i limiti. Una documentazione personale di cosa sente il corpo, come pensa e cosa registri.
Quest’ultimo concetto si ricollega alla teoria del “corpo memoria” di cui parlava Jerzy Grotowsky nello spiegare l’importanza degli esercizi plastici per gli attori teatrali.
Si è soliti pensare che la memoria sia distaccata dal nostro corpo ma ciò non vale per l’attore/artista.
Il corpo non ha una propria memoria indipendente, esso stesso è la memoria: lo scopo è di sbloccarlo e farlo vivere liberamente come fosse una nuvola.
Non basta ordinarsi dei compiti per svolger al meglio gli esercizi plastici poiché saremmo pur sempre di fronte a un imperativo obbligato e in tal modo il “corpo memoria o corpo vita” lo registrerebbe come tale. La mente agisce di per sé, non in maniera casuale ma in rapporto con la nostra esistenza e con le nostre esperienze.
Ad esempio un semplice gesto come il muoversi impercettibile delle dita avverrà dettagliatamente poichè è un gesto naturale già avvenuto in passato e quindi sentito come famigliare; riporta il nostro corpo e la nostra mente a un’esperienza passata, già vissuta: in tal modo si rivela il nostro “corpo vita” in maniera spontanea.
Ciò spiega l’importanza degli impulsi esterni e interni dettati dai continui dettagli di cui la nostra esistenza si compone giorno dopo giorno, istante dopo istante.
Il corpo vita rappresenta la totalità del nostro essere come memoria pensante.
Si potrebbe parlare come diceva Grotowsky di una “conjunctio oppositorum” in equilibrio tra la spontaneità e la disciplina.
Wendy considerando esperienza fondante per la sua analisi critica del mondo il continuo viaggio, sia introspettivo sia fisico che ha deciso di seguire con tutta sé stessa, per potersi elevare ad un grado di conoscenza empirica più spirituale e metafisico che materiale, pone pur sempre le sue radici più profonde nello studio del corpo e di tutti gli impulsi esterni che la vita gli pone davanti: culturali, sociali, mentali, antropologici, sociologici, fisici,introspettivi e individuali.

1. Osho Rajneesh, La mia via. La vis delle nuvole bianche, Edizioni Mediterranee, 2011
2. Valeria Tedeschi, Author, the visual performer, Founder of the project BE CLOUD
3. Eraclito, Frammenti, traduzione e cura di Francesco Fronterotta, Biblioteca Universale Rizzoli, 2013
4. Friedrich W.Nietzsche
5. Batteaux, Les Beaux Arts rèduits à meme principe, Paris, 1746, p, 346
6. La Visual performance è la costruzione dell’immagine a partire dall’idea base
7. Il Mapping è una sorta di mappatura artistica che ha il compito di segnare il passaggio del continuo movimento dell’artista
8. la Street mapping e la video art sono tecniche per la riproduzione tramite l’immagina visiva o filmica che analizza il movimento caotico degli individui
9. Con Mind mapping si indica una visione prodotta con gli occhi della mente riprodotta tramite installazioni nel suolo urbano
10. Tramite le performance live di danza, circo ed esercizi fisici si documenta cosa il corpo registri sia livello fisico sia mentale
11. Teoria del corpo memoria approfondita nel Il Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowsky 1959-1969, volume a cura di Ludwik Flaszen e Carla Pollasterlli, 2001, p, 196
12. Continuo è il riferimento alla poesia Il Viaggio di Charles Boudelaire nel saggio di Valeria Tedeschi

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"Be Cloud" di Vanessa Uliana, 2.7 out of 10 based on 3 ratings

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